Coronavirus, le misure del decreto: «Spostamenti solo per lavoro, salute e necessità» in tutta Italia

Cosa si può fare? Quali luoghi si possono frequentare? In che modo? Quali comportamenti bisogna adottare? Ecco tutte le risposte per evitare il collasso del sistema sanitario

Tutta Italia in quarantena. A partire da martedì 10 marzo gli spostamenti delle persone in tutta Italia subiranno severe restrizioni per provare a contenere il coronavirus: lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte estendendo a tutto il Paese le misure che da domenica 8 marzo erano già in vigore in ampie aree del Nord Italia. Il decreto prevede, inoltre, scuole e università chiuse, la Serie A di calcio e gli altri campionati sospesi, bar e ristoranti chiusi dopo le 18, almeno fino al 3 aprile.

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Misure che il premier Conte ha riassunto in una frase ripetuta più volte: «Restate a casa». «Le nostre abitudine vanno cambiate ora, per il bene dei nostri cari, dei nostri genitori, dei nostri nonni. Lo dobbiamo fare subito perché tempo non ce n’è», ha spiegato Conte. Ma quali sono queste abitudini? Quali sono i luoghi che possono essere frequentati? In che modo? E quali rimarranno chiusi? Quali comportamenti bisogna adottare?

I dubbi sono ancora tanti. Ma le restrizioni sugli spostamenti sono tra quelle che hanno generato più confusione. È importante capire che la situazione italiana è senza precedenti, una delle crisi più gravi nella storia del paese, ed è quindi senza precedenti anche un decreto che limita in questo modo gli spostamenti, così come le sue modalità di applicazione. È inevitabile che avrà scappatoie e zone grigie: rispettarlo e farlo rispettare sarà complicato e richiederà la collaborazione di tutti. Nel frattempo, la prima cosa da sapere è che gli spostamenti, permessi dal decreto, dovranno essere motivati con un modulo di autocertificazione (scarica il modulo) che potrà anche essere compilato durante il controllo.

Gli spostamenti saranno permessi solo per «comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute e rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Tra le “situazioni di necessità” rientra fare la spesa, vedere il medico e recarsi in farmacia. Ma stando formalmente al decreto, non si potrà uscire per farsi una passeggiata, o per andarsi a prendere un gelato, o per andare a casa di un amico. Chi attualmente si trova lontano dalla propria casa può tornarci: «al proprio domicilio, abitazione o residenza». Lo deve fare portando con sé il modulo con l’autocertificazione.

Per i controlli fa fede la direttiva alle prefetture sull’applicazione del decreto inviata dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che prevedeva controlli «lungo le linee di comunicazione e le grandi infrastrutture del sistema dei trasporti»: sulle autostrade e le strade principali, i controlli saranno effettuati dalla polizia stradale, mentre sulle strade locali dai carabinieri e dalla polizia municipale. I controlli nelle stazioni per verificare che chi sale abbia un motivo che rientra tra quelli consentiti sono a carico della polizia ferroviaria, che inoltre «canalizzerà» i passeggeri in entrata e uscita dalle stazioni per evitare assembramenti e provare la temperatura di chi viaggia. Non è chiaro invece in che modalità saranno svolti i controlli su autobus, tram e linee della metropolitana.

Tutto questo serve a evitare di diffondere ulteriormente il coronavirus, che sta già portando al collasso il sistema sanitario lombardo e rischia di fare lo stesso con quelli di altre regioni italiane. È inevitabile che gli spostamenti avverranno, ed è impensabile che vengano fatti controlli sufficientemente efficaci per impedirli o disincentivarli concretamente. Ma serve a far capire a tutti i cittadini che non è più il momento di prendere sottogamba l’epidemia di coronavirus, e di rischiare di esporsi al contagio o di contagiare qualcuno per motivi futili. Bisogna stare a casa, come dicono da giorni esperti e medici, e come ha ribadito anche il premier Conte.

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