La Lombardia chiede di chiudere tutte le attività «non essenziali»

Con una lettera inviata al governo, visto l’aumento dei casi di contagio, il governatore Fontana ha chiesto misure ancora più drastiche contro l'epidemia del coronavirus: stop a negozi, bar, ristoranti e alberghi

La Lombardia ha chiesto formalmente al governo di chiudere tutte le attività «non essenziali» nella regione per contenere l’epidemia di coronavirus. Nella lettera il presidente Attilio Fontana, visto «l’aumento esponenziale dei casi di contagio (in Lombardia i casi sono 5.791, al 10 marzo) e il «conseguente aggravio sul sistema sanitario» non viene chiesta la «chiusura totale», ma elencata una serie di attività: bar, ristoranti, alberghi e i servizi terziari. Ovviamente si parla di tutti i negozi che non vendono generi alimentari o di prima necessità.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, questa mattina aveva invitato la Lombardia e le altre regioni a fare richiesta ufficiale di misure più restrittive in caso le ritenessero necessarie. Le richieste saranno valutate, ha detto Conte, aggiungendo che però, oltre alle necessità della salute, ci sono anche altri interessi che vanno valutati, come ad esempio la libertà dei cittadini. Su questi temi, ha concluso: «Non affidiamoci a istanze emotive».

Poche ore dopo, la regione Lombardia ha formalizzato la sua richiesta di ulteriori restrizioni. Ecco, nel dettaglio, le richieste portate avanti dalla Regione Lombardia:

– chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole;
– chiusura di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi i mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita;
– chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere;
– chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza;
– chiusura di tutti gli alberghi e di ogni altra attività destinata alla ricezione (es. ostelli, agriturismi, ecc..) ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico;
– sospensione di tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private;
– chiusura di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti. Si propone l’ulteriore sospensione, di conseguenza, dei termini processuali e degli adempimenti di natura amministrativa, assicurativa, ecc..

La Regione Lombardia chiede che venga consentita «ogni attività svolta con modalità di lavoro agile», chiede di individuare quali siano «le attività di indifferibile necessità», e precisa anche che «è già stato raggiunto un accordo con Confindustria Lombardia» per «regolamentare l’eventuale sospensione o riduzione delle attività lavorative per le imprese». La Lombardia chiede inoltre di «procedere alla variazione del servizio di trasporto pubblico in funzione delle attività che permarranno in essere».

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