L’Ue si spacca sui coronabond: la lettera di Conte contro il fronte rigorista

La missiva, firmata da 9 leader europei, chiede misure urgenti contro lʼepidemia e crea un fronte contrapposto a quello del rigore di Germania e Olanda

Sospensione del Patto di stabilità, nuove regole più leggere sugli aiuti di Stato, fondi strutturali per combattere il coronavirus, finanziamenti per la ricerca di un vaccino. L’Unione europea, dopo un iniziale tentennamento legato a una sottovalutazione del diffondersi della pandemia Covid-19, si è mossa e ha messo in campo gli strumenti che ha a disposizione. Ma non è abbastanza. Conte e altri otto leader europei scrivono al presidente del Consiglio d’Europa, il belga Charles Michel, per chiedere misure urgenti e solidali, tra cui coronabond, per l’emergenza coronavirus cercando così di spaccare il fronte “rigorista” guidato da Germania e Olanda.

L’iniziativa politica è partita da Giuseppe Conte, ma è stata subito abbracciata da Francia, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Grecia, Spagna, Slovenia e Portogallo. «Dobbiamo riconoscere – scrivono i leader – la gravità dellasituazione e la necessità di un’ulteriore reazione per rafforzare le nostre economie oggi, al fine di metterle  nelle migliori condizioni per una rapida ripartenza domani. Questo richiede l’attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell’Eurozona. In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da un’istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia».

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Si sta creando una spaccatura evidente tra i Paesi del Nord e quelli del Sud sulle misure economico-finanziarie da mettere a disposizione per gli Stati in difficoltà. I coronabond, proposti dall’Italia, non stanno trovando consenso. E l’apertura dei fondi del Mes senza condizioni a tutti gli Stati che ne hanno bisogno — su cui stanno insistendo Roma, Parigi, Madrid e Lisbona – si scontra con Paesi del Nord. I 9 leader suggeriscono, quindi, di «esplorare altri strumenti all’interno del bilancio Ue, come un fondo specifico per spese legate alla lotta al coronavirus, almeno per gli anni 2020 e 2021, al di là di quelli già annunciati dalla Commissione. Dando un chiaro messaggio di voler affrontare tutti assieme questo shock unico, rafforzeremmo l’Unione economica e monetaria e, soprattutto, invieremmo un fortissimo segnale ai nostri cittadini circa la cooperazione determinata e risoluta con la quale l’Ue è impegnata a fornire una risposta efficace ed unitaria».

La Bce sta esercitando una forte pressione affinché i governi dell’Eurozona lavorino per lanciare un coronabond come segno di grande forza dell’unione monetaria. Germania e “fronte del Nord” resistono. Una mossa che evidenzia ormai una rottura anche tra la Germania del rigore di Angela Merkel e la Francia dello storico alleato Emmanuel Macron. «Gli Stati membri dovranno fare la loro parte – si legge nella lettera firmata anche da Macron – e garantire che il minor numero possibile di persone perda il proprio lavoro a causa della temporanea chiusura di interi settori dell’economia, che il minor numero di imprese fallisca, che la liquidità continui a giungere all’economia e che le banche continuino a concedere prestiti nonostante i ritardi nei pagamenti e l’aumento della rischiosità. Tutto questo richiede risorse senza precedenti e un approccio regolamentare che protegga il lavoro e la stabilità finanziaria. Gli strumenti di politica monetaria della Bce dovranno pertanto essere affiancati da decisioni di politica fiscale di analoga audacia».

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