Perché la Svezia non si preoccupa del coronavirus

Nonostante 4mila contagiati e oltre 100 morti è il più grande Paese europeo con il minor numero di restrizioni alle libertà di circolazione delle persone

La Svezia va controcorrente sull’emergenza coronavirus, in un modo che a molti appare pericoloso e irresponsabile. Mentre sempre più paesi in tutto il mondo stanno prendendo misure stringenti per limitare la diffusione dell’epidemia, in Svezia sono ancora aperti i ristoranti, i bar, gli impianti sciistici e alcune scuole. Solo da oggi sono vietati gli assembramenti con più di 50 persone, fino a ieri erano vietati quelli con più di 500.

L’approccio rilassato della Svezia stride con quello dei suoi vicini nordici: Finlandia, Danimarca e Norvegia hanno chiuso le scuole, i confini e imposto misure restrittive simili al resto d’Europa. Eppure ci sono quattromila casi di contagio individuati e sono oltre 100 i morti in qualche modo legati al coronavirus. Persino il Regno Unito, dove il premier Boris Johnson voleva attuare la strategia dell’immunità di gregge e lasciare tutto aperto, ha fatto marcia indietro e imposto il lockdown. Così la Svezia si trova a essere il più grande Paese europeo con il minor numero di restrizioni alle libertà di circolazione delle persone.

A Stoccolma la maggioranza degli uffici restano, dunque, aperti: bus, tram e la fitta rete di metropolitana della capitale sono pieni nelle ore di punta. In quello che il Financial Times, non senza critiche, ha definito «esperimento sanitario unico al mondo», non è stata varata nessuna misura restrittiva simile a quella degli altri Paesi industriali del mondo. Il direttore della Sanità pubblica, Johan Carlson, ha difeso questo sorprendente approccio affermando che «non si possono varare misure draconiane che hanno un impatto limitato sull’epidemia ma abbattono le funzioni sociali».

La posizione presa della Svezia si basa su una grande fiducia del governo sulla «responsabilità personale» dei cittadini e sulla scelta di puntare su pochi e chiari messaggi utili. Le regole al momento in vigore in Svezia dicono che nei locali si può fare solo servizio al tavolo, che chi è malato deve stare a casa, che è preferibile lavorare da casa, che vanno evitate visite non necessarie agli anziani e che, per i prossimi giorni, bisogna «considerare se sia necessario effettuare viaggi, entro i confini svedesi, che erano stati programmati».

Nessuno può dire, adesso, se sia la scelta giusta. Ma è certo che, se dovesse rivelarsi sbagliata, le conseguenze potrebbero essere particolarmente gravi. Carlson ha comunque ammesso che il numero medio annuale di morti in Svezia, circa 90mila «salirebbe in caso significativo in caso di un dilagare dell’epidemia e di sovraccarico delle strutture sanitarie». Il rischio non viene escluso, tanto che le forze armate hanno allestito in corsa ospedali da campo per i futuri eventuali contagiati.

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