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Cosa dicono i dati di Google sugli spostamenti in Italia

Dalle geolocalizzazioni un aiuto alle autorità sanitarie per individuare i luoghi affollati e da trovare soluzioni rapide ed efficaci per contenere la diffusione del coronavirus

Quanto è diminuita l’affluenza nelle metropolitane o nei parchi a marzo a causa dell’epidemia coronavirus? E nei centri commerciali o nei posti di lavoro? A tracciare la mappa è Google, che ha individuato gli spostamenti dal 16 febbraio al 29 marzo di 131 paesi colpiti dal coronavirus, compresa l’Italia. «Sono dati aggregati e anonimi per mostrare quanto sono affollati determinati luoghi»: Google viene in soccorso alle autorità sanitarie per individuare gli spostamenti e i luoghi affollati così da trovare soluzioni rapide ed efficaci per contenere la pandemia.

In Italia al 29 marzo l’affluenza a farmacie e alimentari è diminuita dell’85%. Calate dell’87% le presenze su metropolitane, autobus e treni. Movimenti verso ristoranti e parchi quasi azzerati. Si registra un calo del 90% per i parchi, del 94% per ristoranti, musei, centri commerciali, biblioteche e cinema. Ma c’è ancora una parte consistente del Paese che si muove da e verso il posto di lavoro: anche in questo caso la flessione c’è, ma è del 63%. Oltre un terzo degli italiani va ancora in fabbrica o in ufficio. L’unico luogo dove gli utenti si geolocalizzano più spesso è, chiaramente, casa propria. Ed è questa la percentuale che sintetizza la rigidità con cui un Paese sta seguendo la clausura: in Italia l’incremento è del 24%. Solo Israele fa di più (+30%) e la Spagna ci si avvicina (+22%).

 

Le informazioni mostrano quindi come si sono modificate le abitudini nel tempo e nelle diverse aree geografiche. I documenti segnalano le variazioni in termini percentuali e non i numeri assoluti delle visite. Nel caso dell’Italia, c’è anche un’analisi a livello regionale: la mobilità è molto simile ovunque. Anche se in alcune regioni (a partire dalla Lombardia) il rallentamento è iniziato già nei giorni precedenti, è dal decreto dell’11 marzo che inizia il vero cambiamento.

«I dati potrebbero aiutare a comprendere come sono cambiati gli spostamenti essenziali, e in questo modo permettere di suggerire raccomandazioni sugli orari di apertura dei negozi oppure sui servizi di consegna a domicilio. In modo analogo, le visite frequenti a determinate stazioni di trasporto pubblico potrebbero indicare la necessità di aggiungere altri bus o treni, al fine di consentire maggiore spazio e distanziamento sociale tra le persone. In definitiva, capire non solo se le persone viaggiano, ma anche quali sono le destinazioni principali, in modo da poter progettare linee guida che salvaguardino la salute pubblica e le esigenze essenziali delle comunità», spiega Google. «Ci auguriamo che questi dati contribuiscano a migliorare le informazioni sulla salute pubblica, così da permettere alle persone di rimanere in buona salute e al sicuro».

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Nessun problema per la privacy. In fondo non cambia nulla rispetto a quello che già gli utenti permettono a Google di sapere. Mountain View conferma di usare la stessa tecnologia”di altri servizi. Come nel caso dei ristoranti più o meno affollati, i dati sono «aggregati e anonimizzati». Vuol dire che un utente risulta essere seduto a quel tavolo in quella precisa ora, ma che non verrà rivelata la sua identità. Neppure il percorso che ha compiuto. Il rapporto utilizzerà solo i dati degli utenti che hanno attivato la cronologia delle posizioni, un’impostazione che è disattivata per default.

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