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In Italia il numero dei morti per coronavirus è sottostimato

Il confronto tra la mortalità del 2020 e le serie storiche lascia intendere che i decessi legati al Covid-19 potrebbero essere molti di più di quelli ufficiali. Le ombre sulle cifre si allungano fino in Cina

Quante persone sono morte per il coronavirus? Le cifre ufficiali, aggiornate di giorno in giorno dalle autorità sanitarie dei singoli Paesi, sono impressionanti: ma potrebbero addirittura essere sottostimate. A partire da quelle che ci riguardano da vicino. In Italia i dati ufficiali prendono infatti in considerazione «i decessi con tampone positivo, e sappiamo che questo ne intercetta una larga parte, ma nel caso dei decessi in casa – ha precisato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro – non esistono referti clinici così come, in parte, per quelli avvenuti nelle case di riposo».

Oltre ai dati Istat, che indicano che il numero dei decessi al Nord è raddoppiato con una stima del 337% per la sola Bergamo, c’è l’analisi più ampia ed estesa a 1080 degli 8000 comuni italiani dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Il dossier si riferisce ai dati sulle persone morte nei primi 21 giorni di marzo e li paragona alla media registrata nello stesso periodo negli anni che vanno dal 2015 al 2019. Nel rapporto, che tiene conto di 1.084 comuni, si evidenzia in particolare la situazione di Bergamo, dove i decessi sono quasi quadruplicati «passando da una media di 91 casi nel 2015-2019 a 398 nel 2020».

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In Lombardia il numero di morti nel periodo considerato è stato più che doppio rispetto allo stesso periodo nei cinque anni precedenti. In Emilia-Romagna la crescita è stata superiore al 75%, mentre in Trentino-Alto Adige e in Piemonte è stata comunque superiore al 50%. Il Sud e le Isole non risultano immuni a queste percentuali. La variazione del numero di morti, secondo l’analisi dell’Istituto nel Sud e Isole è stata del 40,2%, un valore pari a quello del Veneto, e superiore al 35% registrato dalla Liguria.

Appare quindi abbastanza evidente che le cifre sui morti possano essere sottostimate, ma questo non significa che la mortalità del coronavirus in Italia sia ancora più elevata di quanto dicano i dati ufficiali: al 31 marzo la percentuale dei deceduti rispetto al totale dei casi era dell’11,1%, come riferisce l’Iss, a fronte di una media globale del 4,8% (secondo fonti dell’Oms). Piuttosto, la presenza di migliaia di casi di morte non dichiarati va letta come un indizio del fatto che in Italia l’epidemia potrebbe verosimilmente essere molto più diffusa.

L’ombra sulle cifre dei morti per coronavirus si allunga fino alla Cina. Secondo un rapporto dell’intelligence Usa, pubblicato da Bloomberg, Pechino avrebbe nascosto la reale portata dell’epidemia del coronavirus dichiarando “numeri falsi” sia sui contagi sia sulle vittime, e diffondendo dati “intenzionalmente incompleti“. Ad oggi le autorità cinesi hanno dichiarato solo 82mila casi accertati e 3.300 decessi, meno di Usa, Italia e Spagna, e ci sono dubbi anche sulle cifre ufficiali fornite da Paesi come Iran, Russia, Indonesia, Corea del Nord, Arabia Saudita ed Egitto.

Nella città di Wuhan, epicentro della pandemia, Bloomberg ha rivelato di code chilometriche fuori dai crematori, dai quali i cittadini sono stati chiamati a prelevare le ceneri dei propri cari per poterle portare via, in occasione della ricorrenza del Qingming, dedicata ai defunti. Fuori da una casa funeraria fonti locali hanno riferito di aver contato 2.500 urne impilate in attesa di essere distribuite e altre fonti parlano di cifre anche maggiori: numeri che, secondo i calcoli, se fossero moltiplicati per le otto strutture del genere presenti in città darebbero un totale dei morti ben diverso dalla cifra ufficiale. A Wuhan, secondo le autorità cinesi, l’epidemia di coronavirus avrebbe infatti ucciso in tutto 2.535 persone.

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