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Il Mes “light” e gli altri strumenti dell’Ue per uscire dalla crisi

Mentre si cerca un accordo sulle misure da mettere in atto per rilanciare l’economia europea, duramente provata dall’emergenza coronavirus, il numero delle vittime sale a 25mila

Conte ci ha sperato fino alla fine: l’intesa con la Francia era l’ultima carta per far accettare anche alla Germania e ai Paesi del Nord un piano europeo basato sui coronabond e che non prevedesse in alcun modo il famigerato Mes per superare l’emergenza coronavirus. Ma purtroppo le speranze sono state riposte nello Stato sbagliato.

In vista dell’Eurogruppo di martedì, Francia e Germania hanno trovato uno schema di accordo sugli strumenti che l’Unione Europea dovrà usare per fare fronte alla crisi. Secondo la bozza dell’intesa i ministri dell’Economia dei due Paesi, Le Maire e Scholz, si presenteranno con una posizione comune favorevole all’utilizzo di linee di credito “light” del Mes. Strumento subito accessibile ma che aumenta il debito pubblico dei Paesi che lo richiedono, e che si accompagna agli strumenti già preannunciati e decisi dalla Banca europea degli investimenti, che ha proposto un nuovo piano da 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidità per investimenti fino a 200 miliardi, e dalla Commissione europea con il fondo Sure per i cassintegrati.

È già certo che l’incontro dei ministri finanziari dell’area euro fra due giorni produrrà solo «proposte», delle quali nessuno ha l’appoggio di tutti i governi. La prima riguarda, appunto, un uso del Mes molto lontano dai modelli della Troika di un decennio fa: da un pacchetto da 240 miliardi di euro, per i governi il solo obbligo sarebbe spendere quei prestiti decennali solo per investimenti legati a Covid-19, senza vere analisi di sostenibilità del debito ripetute nel tempo che possano portare il Mes a imporre sul Paese debitore un default pilotato o strette di bilancio forzate. Su questo punto però la Germania fa sapere che accetta di evitare «condizioni restrittive» a carico Paesi debitori solo «nella misura del possibile». Ma la bozza di compromesso contiene un dettaglio che fa inorridire i negoziatori di Roma: una volta preso un prestito del Mes, un Paese sarebbe soggetto nel tempo a «revisioni» successive che potrebbero stringere sempre di più su di esso il corsetto dei creditori.

La Francia propone un cofinanziamento del sussidio di disoccupazione con trasferimenti europei diretti ai Paesi (per Berlino invece lo si farebbe tramite prestiti vigilati dal Mes). Macron immagina poi che la Banca europea degli investimenti garantisca più di duecento miliardi di debiti delle imprese. Ma soprattutto c’è la pietra del contendere: la Francia propone un fondo finanziato con bond europei (o coronabond) a responsabilità congiunta fra i Paesi che investa per cinque o dieci anni nella ricostruzione industriale in Europa. L’Italia chiede che queste emissioni di debito si lancino a lunghissimo termine (25-30), a tassi bassissimi e entro pochi mesi. Merkel per ora non vuol sentire neanche parlare di idee del genere, mentre Roma minaccia di bloccare qualunque accordo se questo punto mancasse. Così i giorni passano. E in attesa che gli Stati europei prendano una decisione, il coronavirus ha già ha ucciso almeno altre 25 mila persone.

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