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Coronavirus, l’Italia «non è un porto sicuro per i migranti»

I ministri Di Maio, Lamorgese, De Micheli e Speranza firmano un decreto in base al quale per tutta la durata dell’emergenza i porti «italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety»

«L’Italia non è un porto sicuro», almeno per tutta la durata dell’emergenza coronavirus. Con un decreto firmato da quattro ministri – dei Trasporti De Micheli, degli Esteri Di Maio, dell’Interno Lamorgese, della Salute Speranza – l’Italia chiude i porti ai migranti soccorsi in mare.

«I porti italiani – si legge nel provvedimento – non assicurano i necessari requisiti per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area di Ricerca e soccorso italiana». Il decreto si rifà alla Convenzione di Amburgo ispirata ai principi di tutela della salute dei passeggeri e di eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all’altro e dettato norme stringenti per il rientro dai paesi esteri.

Per i migranti che invece dovessero essere soccorsi da navi italiane in zona Sar italiana o arrivano da soli però il problema rimane. E in riferimento alla Alan Kurdi, nave della Ong tedesca Sea eye che ha chiesto a Italia e Malta il porto di approdo, il ministero dei Trasporti conferma che i «porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety».

Al governo tedesco, in qualità di stato di bandiera, «è stato chiesto di assumere la responsabilità di ogni attività in mare, compreso il porto di sbarco, della Alan Kurdi che in questo momento, oltretutto, non è ancora entrata in acque territoriali italiane. Nella certezza che la Germania manterrà gli impegni assunti, l’esecutivo italiano è pronto a collaborare e il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministero della Salute, ad intervenire se necessario anche con l’utilizzo di mezzi propri, secondo i principi di solidarietà e fraternità con cui da sempre il paese ha affrontato queste emergenze».

L’Unhcr invita il governo italiano a «garantire le richieste di asilo per i migranti che fuggono dalle guerre». «Qualsiasi restrizione – spiega Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati per il sud Europa – deve comunque assicurare che le persone che fuggono da guerre abbiano accesso alla possibilità di fare richiesta di domanda di asilo. “Le misure sanitarie – aggiunge – sono comprensibili, ma queste non possono avere conseguenze gravi sulle persone che fuggono dalle guerre».

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