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Coronavirus, come sarà la fase 2: le prossime tappe per aziende e cittadini

Da lunedì ci potrebbe già essere qualche riapertura delle attività produttive, mentre per tornare ad uscire di casa bisognerà aspettare maggio

Sarà in due step la “fase 2” dell’emergenza coronavirus: il primo (dopo Pasquetta) riguarderebbe piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo (dopo il 4 maggio) interesserebbe una rimodulazione delle misure per spostamenti e uscite. Sarebbe questo l’orientamento emerso nel corso del vertice tra il premier Conte e il Comitato tecnico-scientifico in vista della scadenza del Dpcm.

Ripresa «lenta e graduale, la strategia non cambia», ha detto Conte. Il premier già nelle prossime ore vedrà i rappresentanti delle imprese e dei sindacati, oltre alle Regioni, per decidere come allargare il novero delle attività consentite. Il pressing delle imprese è forte. Il giorno dopo Pasquetta, se la curva dei contagi continua a scendere, ci potrebbe dunque già essere una qualche minima riapertura delle attività produttive. Tra queste potrebbero esserci quelle connesse alle filiere alimentare, farmaceutica e sanitaria ma anche l’agricoltura, la manifattura, in particolare la meccanica, l’edilizia e il commercio, soprattutto quello all’ingrosso. Ovviamente le aziende dovranno rispettare i criteri del distanziamento sociale e nel caso prevedere l’obbligo di mascherina e altri protocolli di sicurezza. Una sorta di test. E nel frattempo predisporre, insieme agli esperti, un piano di progressivo allentamento della stretta in particolare dell’industria che si vorrebbe far ripartire tutta entro la fine del mese prossimo.

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A tal proposito, su richiesta di Conte, l’Inail e gli esperti del Comitato tecnico scientifico starebbero mettendo a punto una mappa di tutte le attività lavorative e il relativo indice di rischio connesso all’emergenza coronavirus, con l’obiettivo di indicare al governo le linee guida sulle modalità con cui le diverse professioni potranno ripartire nella “Fase 2”. La mappa prevederebbe 3 diversi indici di rischio (basso, medio e alto): ad ogni livello dovrebbero corrispondere adeguate misure di protezione e di distanziamento sociale.

Per far tornare in attività imprese, aziende e studi professionali, le misure di sicurezza dovranno prevedere il minimo di affluenza negli uffici. Ecco perché bisognerà continuare a privilegiare lo smart working mentre per chi va in sede si dovranno prevedere turni alternati divisi per orario o fasce giornaliere. Su autobus e metropolitane i passeggeri dovranno viaggiare distanziati, quasi certamente a file alterne. Gli spazi verdi saranno aperti più in là nel tempo perché c’è il rischio assembramenti. I ristoranti, quando riapriranno, dovranno garantire due metri di distanza tra i tavoli.

Per riprendere a spostarsi e ad uscire di casa bisognerà attendere almeno l’inizio di maggio. E dovrebbe essere questo il secondo step. Una data possibile potrebbe essere quella del 4 maggio, per un motivo specifico: come per Pasqua, quando verranno aumentati i controlli di polizia e alcune Regioni stanno ipotizzando di chiudere intere zone agli ospiti che arrivano da fuori, c’è la necessità di evitare un «esodo» nei weekend del 25 aprile e del 1 maggio.

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