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Pasqua in lockdown nel mondo. Contagiate 1,8 milioni di persone

Pechino blindata teme i casi di ritorno. Per la prima volta nella storia è stata dichiarata la calamità in tutti gli Stati Uniti. In Europa la curva epidemiologica fa sperare in una ripartenza

La convivenza forzata con la pandemia da coronavirus ha costretto l’Italia e il mondo alla quarantena. A una vita completamente trasformata nelle abitudini, nei riti, nell’organizzazione familiare e lavorativa. Questa vita “sospesa” ha anche bloccato e cambiato radicalmente gli affetti e le relazioni (diventate in gran parte “virtuali”) soprattutto durante le festività pasquali. La Chiesa celebra la Pasqua come mai era accaduto nella sua storia recente. Il momento culmine dell’anno liturgico e della vita cristiana sarà a porte chiuse, senza la presenza dei fedeli, come mai era avvenuto prima d’ora, tempo di guerra compreso.

Nel giorno di Pasqua, chiese chiuse per due miliardi di cristiani in tutto il mondo. «Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone». Il Papa ha celebrato la messa di Pasqua senza fedeli presenti, anche il messaggio Urbi et Orbi per la prima volta non viene pronunciato dalla Loggia centrale della basilica ma accanto all’altare. «Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni».
Nel corso della celebrazione, per l’emergenza sanitaria in atto, è omesso l’antico rito del «Resurrexit», testimonianza della fede del Papa di fronte all’icona del Salvatore. Durante la messa solenne di Pasqua nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha deciso di non pronunciare l’omelia, sostituendola con un momento di silenzio

Nel mondo, secondo l’ultimo bollettino della Johns Hopkins University, i casi accertati sono 1.777.666 e le vittime 108.867. Gli Usa hanno il maggior numero di casi (527.111) e di vittime 20.506 (1.920 nelle ultime 24 ore) e per la prima volta nella storia è stata dichiarata la calamità in tutti e 50 gli stati. L’Italia, che ha un quinto della popolazione degli Usa, è il Paese dell’Europa in cui il Covid-19 ha fatto più vittime, 19.468. La Cina ha registrato altri 99 casi, in aumento rispetto ai 46 annunciati il giorno precedente.

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E mentre a Wuhan, la provincia della Cina centrale epicentro originale della malattia, la vita ha cominciato a tornare alla normalità, la Cina ha annunciato 97 nuovi casi «importati» di coronavirus, il numero più alto dall’inizio di marzo. Solo due i casi locali, secondo quanto annunciato dal ministero della Salute. Le autorità sono preoccupate da una nuova ondata di Covid-19 portata dall’esterno tanto che le frontiere restano chiuse a quasi tutti gli stranieri. Rimane tuttavia il problema dei cinesi che ritornano a casa dall’estero. Oggi a Pechino il livello di allerta sulla salute è passato da «verde» («nessun problema») ad «arancione», che prevede l’obbligo di restare in isolamento a casa propria.

In Europa occidentale cresce la speranza che la pandemia stia raggiungendo il picco e si comincia a programmare la cosiddetta “fase 2”, quella della ripartenza. In Italia il numero dei decessi comincia a stabilizzarsi, la Francia sabato ha registrato 635 vittime, un terzo in meno di venerdì. Numero di vittime in frenata anche in Spagna dove nelle ultime 24 ore si registrano 510 nuove vittime, in calo rispetto alle 605 di venerdì, l’aumento più contenuto dal 23 marzo. I contagiati sono 161.852 ma da lunedì alcune attività riapriranno. La Gran Bretagna ieri ha registrato invece il peggiore bilancio giornaliero, 917 persone sono morte portando il numero totale delle vittime a 9.875. Mentre il premier, Boris Johnson, è ancora ricoverato ma «sta facendo ottimi progressi» dopo aver lasciato la terapia intensiva.

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Per la prima volta dall’inizio della pandemia di coronavirus il premier svedese ha ammesso di non aver fatto abbastanza. La Svezia ancora è uno dei Paesi con meno restrizioni, non c’è lockdown, bar e ristoranti sono aperti così come la maggior parte delle attività. Con l’aumento dei casi (9.685) e delle vittime (870) il numero dei morti in Svezia è molto più alto di quello nei paesi vicini come Danimarca (247) e Norvegia (113) che hanno introdotto il lockdown a marzo. Ed è il Paese con il numero più basso di posti in terapia intensiva.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lo stato d’emergenza anche per il Wyoming, 22 giorni dopo il primo, a New York, epicentro del virus. Tutti e 50 gli Stati, quindi, comprese le Isole Vergini americane, le Isole Marianne settentrionali, Washington DC, Guam e Portorico hanno ricevuto una dichiarazione di catastrofe federale. Con oltre mezzo milione di contagi e 20mila morti, gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito dalla pandemia di Covid-19. Più di duemila persone sono morte nelle ultime 24 ore: di queste, 783 nel solo stato di New York.Ai centralini del numero 911 arriva una chiamata ogni 15,5 secondi. Trump ha riferito che vorrà quanto prima diminuire le restrizioni per tornare gradualmente alla vita di tutti i giorni, anche se i numeri attuali non sembra glielo consentiranno a breve.

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