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Coronavirus, l’estate tra limiti e divieti: «Si potrà andare al mare». Ma come?

«Andremo al mare» assicura il governo. E così partono le proposte di aziende e tour operator per accedere alle spiagge: c’è ci pensa a prenotazioni obbligatorie e chi a box in plexiglass

La “fase 2” non è ancora iniziata, ma complici le belle giornate già in molti si domandano come sarà l’estate 2020 e se si potrà o meno andare al mare. E mentre la sottosegretaria al Turismo, Lorenza Bonaccorsi, è fiduciosa («Andremo al mare questa estate, stiamo lavorando perché possa essere così»), professori e tecnici si affannano per ricordare che siamo ancora nella “fase 1” e nulla è certo per il futuro, neanche prossimo.

E così si pensa a prenotazioni obbligatorie, maggiore distanza tra un ombrellone e un altro, ma anche app, dispositivi di sicurezza assicurati per tutti e c’è chi propone fasce orarie per i soggetti a rischio, come gli anziani. Al momento sono sono idee, ma il sindacato balneari chiede «un’ordinanza nazionale che stabilisca modalità uniche per tutto il territorio». E le aziende, intanto, si ingegnano e si attrezzano per proporre soluzioni utili agli stabilimenti ma anche ai bar e ai ristoranti.

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Un’azienda modenese propone una riorganizzazione dell’arenile: ombrelloni e lettini distanziati e separati con barriere in plexiglass per prevenire il contagio in spiaggia. «Una settimana fa – racconta Claudio Ferrari, proprietario della Nuova Neon Group 2 di Serramazzoni, vicino Modena – abbiamo provato ad immaginare il ritorno in spiaggia. L’idea nasce con il duplice scopo di proteggere ma anche di far ripartire le attività». Insomma garantire la sicurezza ma ricominciare a far circolare le persone. «E secondo noi può funzionare – aggiunge Ferrari – anche per le spiagge. Già siamo al lavoro per realizzare gli schermi per banche, farmacie e così abbiamo pensato di estendere il lavoro anche alle attività commerciali».

Anche Marcello Mangia, presidente di Aeroviaggi, primo tour operator in Sicilia e Sardegna, ha già pensato ad attrezzare le proprie strutture per la “fase 2”. «Abbiamo messo a punto un sistema che garantisce le distanze di sicurezza all’interno dei nostri villaggi, nei ristoranti ci sarà un turno gestito tramite una app e il personale sarà dotato di mascherine e guanti», ha raccontato all’Ansa. Sono previsti anche spettacoli ad hoc per evitare affollamenti, oltre che il rispetto delle distanze di sicurezza tra ombrelloni e il potenziamento dei servizi di pulizia e igienizzazione in tutte le strutture alberghiere.

L’obiettivo è tornare in spiaggia, «ma la prima cosa da garantire è la salute – dice Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’associazione degli imprenditori turistici dentro Federturismo Confindustria – la nostra, quella dei nostri dipendenti, quella dei nostri clienti». Perché, chiarisce, «noi vogliamo riaprire ma abbiamo bisogno di certezze, e il governo ancora non ci ha mai convocati, stiamo aspettando». Trentamila aziende con 300mila addetti che valgono il 13% del Pil, il settore dei balneari è però preoccupato perché l’estate si avvicina e il lockdown pesa sulla riapertura: «Chiediamo certezze: dobbiamo fare delle assunzioni, dobbiamo avere regole per tutelare la salute di tutti».

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