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Coronavirus, l’Italia divisa dalle ordinanze: ecco dove riaprono le librerie

Entra in vigore il decreto del governo che consente ad alcune attività di ripartire. Ma sul territorio scattano regole diverse: dalla Lombardia alla Campania limiti alle riaperture

Riaprono da oggi le librerie, le cartolerie, i negozi per bambini. Ma non dappertutto. Le nuove misure per la ripartenza, previste dall’ultimo Dpcm, si scontrano ancora una volta con le ordinanze delle singole Regioni, che continuano a decidere in ordine sparso su modalità e tempi per la riapertura, soprattutto delle librerie.

Aumenta di ora in ora la lista di ordinanze regionali che vieta ai librai di alzare le serrande e lì dove possibile non tutti lo faranno, non subito almeno, troppe le paure e le difficoltà. Il decreto riconosce al libro di essere un bene essenziale, necessario come il pane, ma la legge crudele del virus costringe a trascurare ciò che il decreto afferma e rispedisce il libro tra le cose belle che possono aspettare, come i musei, i teatri, i cinema, i balletti, i concerti.

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I governatori delle regioni più colpite dalla pandemia hanno ratificato ordinanze che prolungano il lockdown. Rimarranno chiuse le librerie in Lombardia, Piemonte, Campania, in parte dell’Emilia-Romagna (Piacenza, Rimini e Medicina, paese in provincia di Bologna), in Trentino (qui però è consentita l’apertura delle cartolerie all’interno dei negozi alimentari) e in Sardegna. Nel Lazio, invece, la riapertura delle librerie sarà sì ammessa ma solo dal 20 aprile, per dare il tempo agli esercenti di «garantire le misure di sicurezza necessarie».

Diversa la situazione in Veneto, dove i librai potranno lavorare due giorni a settimana, che non siano però festivi o pre-festivi: l’ordinanza firmata dal governatore Luca Zaia stabilisce inoltre che la distanza di sicurezza deve essere di almeno due metri e vieta la ripresa delle attività per i negozi di libri interni ai centri commerciali. Anche la Toscana preferisce proteggersi con ulteriori misure: un’ordinanza specifica che è obbligatoria la pulizia degli impianti di areazione e porta la distanza tra le persone ad almeno 1,8 metri. L’Italia una, nessuna, centomila.

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