La città di Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus, ha rivisto al rialzo i numeri sui casi di contagio e sui decessi da coronavirus. Nel nuovo conto ufficiale le autorità spiegano di aver incrociato ora dati acquisiti nei registri degli ospedali, informazioni fornite da stazioni di polizia, elenchi di agenzie funebri. Il totale dei decessi ricondotti al coronavirus è stato così portato a 3.869, 1.290 in più rispetto a quanto dichiarato fino ad oggi. I contagi accertati sono invece 50.333, con un aumento di 325 casi.
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Le autorità di Wuhan hanno spiegato che nella prima fase emergenziale dell’epidemia non era stati considerati i casi dei contagiati morti in casa senza diagnosi, dei deceduti in ospedali non collegati al sistema di rilevamento online perché le corsie erano diventate trincee e non c’era tempo per tenere la contabilità e comunicarla a Pechino e tutti quei casi che «le istituzioni sovraccariche non hanno saputo riferire o non hanno riferito». Nel nuovo bollettino si spiega che le cifre sono state riviste per mostrare «la responsabilità nei confronti della storia, delle persone e delle vittime», nonché per garantire «una diffusione aperta e trasparente delle informazioni e dell’accuratezza dei dati».
Era stata la rivista cinese “Caixin”, a fine marzo, a sollevare il caso delle onoranze funebri che inficiavano i dati ufficiali sul coronavirus a Wuhan: le urne cinerarie consegnate a Wuhan a marzo in una sola agenzia di pompe funebri erano almeno 5 mila. Perché 5 mila in due giorni se i morti ufficiali da Covid-19 erano stati 2.579? Ora, i 1.290 cadaveri aggiunti dalla revisione dei dati danno una prima risposta. Ma a Wuhan ci sono otto agenzie funerarie e quindi è possibile che i morti siano ancora di più. Il ministero degli Esteri a Pechino afferma che non c’è stata alcuna volontà di nascondere, nessun insabbiamento e che il ricalcolo statistico è pratica comune a fine epidemia.



