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Coronavirus, sulla “fase 2” è scontro tra Nord e Sud

Lombardia e Veneto premono per ripartire, mentre la Campania è pronta a chiudere i confini proprio a chi viene dalle regioni più colpite

Il calo dei contagi di coronavirus in Italia apre degli spiragli di speranza, ma accende anche lo scontro su come gestire la “fase 2” dell’emergenza. Nel Nord i governatori si dicono pronti a riaprire, in prima linea Lombardia e Veneto, con Luca Zaia che decreta la fine del lockdown. Le regioni del Sud, dove i numeri del coronavirus sono meno aggressivi, sono più caute, arrivando addirittura a minacciare, come nel caso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, di imporre la quarantena a chi arriva proprio dalle regioni più colpite dal Covid-19.

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Il governo frena le fughe in avanti e intanto rinvia le elezioni regionali di primavera, che si terranno tra il 12 luglio e il primo novembre. Mentre sullo sfondo resta il sospetto che dietro questo braccio di ferro non ci siano solo le giuste preoccupazioni per tenere insieme economia e salute. Ma anche un derby politico, con le regioni a trazione leghista che premono per mettere in difficoltà il governo guidato dagli ex alleati Cinquestelle. «Chiedere la riapertura da parte delle regioni del Nord è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto. Altri Paesi riaprono, non possiamo rimanere indietro», ha detto Salvini. Dalla maggioranza la replica arriva da Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 Stelle e vice ministro dell’Interno: «Quelle fughe in avanti possono essere dannose non solo per la propria regione ma magari vanno a inficiare il lavoro e i sacrifici di altre regioni che stanno mantenendo una road map decisa secondo un percorso comune.Tra governo nazionale e regioni, credo che in questo momento sia una competenza del governo nazionale: dobbiamo riuscire a far partire questo Paese con un percorso comune».

Intanto, Lombardia e Veneto continuano a premere per ripartire prima possibile, anche se in sicurezza. «Io credo che ogni regione debba presentare il suo progetto e le sue idee», dice il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Dopo l’accelerazione dei giorni scorsi con la regola delle “4D”, Fontana usa toni più prudenti: «Se la scienza ci dirà bisogna stare chiusi, staremo chiusi. Però allo stesso tempo non possiamo farci trovare impreparati». Osa di più il presidente del Veneto, Luca Zaia: «Ci sono due linee di pensiero: la prima è aprire quando il virus non ci sarà più e saremo tutti “morti”. Oppure aprire e convivere con il virus che è quello che hanno fatto gli altri Paesi nel mondo. E io tra queste due linee non ho dubbi».

Ma ecco che da Sud si alzano le barricate: «Se dovessimo avere corse in avanti in regioni dove c’è il contagio così forte, chiuderemo i nostri confini», dice il presidente della Campania Vincenzo De Luca. Che pensa a una «ordinanza per vietare l’ingresso dei cittadini provenienti da quelle regioni». Secondo De Luca, «dobbiamo avere grande senso di responsabilità, partendo dai dati concreti».

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