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Crolla il prezzo del petrolio, cosa cambia per gli automobilisti

Le quotazioni del greggio si sono più che dimezzate, ma il prezzo della benzina è sceso di appena il 7%. Il carico fiscale incide per più di due terzi del costo finale

Per la prima volta nella storia il prezzo del petrolio è sceso sotto zero. Ieri il principale indice del prezzo del petrolio negli Stati Uniti (il Wti) è sceso di più di 50 dollari, arrivando a -37 dollari a barile, e oggi oscilla a cavallo dello zero. Questo però non significa un netto ribasso dei prezzi della benzina. Questo perché il prezzo finale del carburante è solo in parte la diretta conseguenza del prezzo del petrolio, cioè della materia prima. A questo si aggiungono i costi di raffinazione, di trasporto e le tasse. Ed ecco che come certificato dal Mise in Italia, a fronte di un dimezzamento delle quotazioni del petrolio, il prezzo della benzina ai distributori è sceso soltanto del 7%.

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Le ragioni di questo calo sono piuttosto evidenti. Gli effetti della quarantena imposta su gran parte del mondo per fronteggiare la pandemia da coronavirus hanno limitato enormemente l’utilizzo delle automobili, degli aeroplani e degli altri mezzi pubblici e privati. Meno spostamenti significa meno domanda di petrolio: quando la domanda di un bene scende, è abbastanza intuitivo che anche il suo prezzo cali. Ed è accaduto che la domanda rispetto alla quantità di petrolio estratto (almeno negli Stati Uniti) è divenuta così bassa che i proprietari delle raffinerie che trasformano il petrolio grezzo in benzina e altri carburanti hanno smesso di acquistarlo, poiché prevedono che a causa della pandemia da coronavirus la domanda di carburanti rimarrà a lungo molto bassa. I produttori di petrolio si sono così trovati ad accumulare scorte di petrolio fino a che lo spazio fisico a loro disposizione per stoccarlo è finito. In questi giorni, la situazione è arrivata al punto in cui i possessori di petrolio, soprattutto i produttori, hanno iniziato a spendere denaro pur di liberarsi delle scorte che non riescono più a immagazzinare.

In generale quando i prezzi della materia prima petrolio scendono anche quelli dei prodotti da esso derivati si avviano al ribasso. è ovvio, ma bisogna fare delle distinzioni. I numeri dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mise parlano chiaro: dal 24 febbraio al 13 aprile, cioè nell’ultima rilevazione disponibile, il prezzo della benzina alle pompe è calato del 7,9%. Quello del greggio ha invece fatto i conti con un crollo pari quasi al 50%, passando dai 50 dollari di fine febbraio ai 27 della scorsa settimana. Considerando anche lo storico crollo di ieri, le quotazioni del petrolio affondano fino a toccare la soglia del 62%.

Il paradosso del prezzo della benzina in Italia può così essere spiegato: il 69% del prezzo finale è composto da tasse. In dettaglio, il 47% è rappresentato dalle accise, il 22% dall’Iva. La componente «industriale» della benzina è quindi il 31% del suo prezzo finale. Ma se il margine del gestore è all’incirca il 18% del prezzo (variabile su cui il gestore può agire), la parte «materia prima» vale solo per il 13% del prezzo alla pompa.

Alla fine, quindi, gli effetti dei super ribassi del petrolio per molti automobilisti sono contenuti se non del tutto irrisori. «I prezzi dei carburanti scendono – ha sottolineato l’Unione Nazionale Consumatori – ma non abbastanza. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico, rispetto a settimana scorsa, il prezzo della benzina si abbassa di poco più di un centesimo al litro (1,101), mentre quello del gasolio per auto di meno di 1 centesimo al litro (0,917).Rispetto alla settimana scorsa, su un pieno di 50 litri di carburanti si risparmiano 55 centisimi per la benzina e 45,8 centesimi per il gasolio».

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