Coronavirus, c’è un legame tra Covid-19 e sindrome di Kawasaki nei bambini?

In diversi paesi, compresa l'Italia, è stato segnalato un aumento di sindromi infiammatorie infantili molto rare, anche se per ora non è stato stabilito alcun nesso certo. Lettera di allerta ai pediatri

Finora sono stati considerati tra i meno a rischio in caso di contagio da coronavirus. Ma da alcune settimane, gli ospedali nel Regno Unito, in Italia, negli Stati Uniti e in altri paesi hanno segnalato un aumento anomalo di ricoveri di bambini con sindromi infiammatorie a carico dei vasi sanguigni, vasculiti e sindrome di Kawasaki, che in alcuni casi potrebbero essere legate al Covid-19.

Il 21 marzo scorso il dottor Matteo Ciuffreda, cardiologo pediatrico all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo ha diagnosticato per la prima volta la “sindrome di Kawasaki” a un bambino arrivato in pronto soccorso. Da quel giorno i casi sono diventati 20. Al Gaslini di Genova il professor Angelo Ravelli, pediatra e segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Società italiana di pediatria sta curando 5 bambini affetti da dalla sindrome di Kawasaki ricoverati nelle ultime quattro settimane, quando in un anno se ne registrano al massimo nove.

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Dall’altra parte della Manica il Guardian segnala che il National Health System (Nhs) riporta una crescita nelle ultime settimane dei casi d’infiammazione che hanno portato al ricovero in terapia intensiva bambini di diverse età nel Regno Unito. Altri casi sono statti registrati in Spagna, in Portogallo e negli Stati Uniti. Il sospetto, che per ora resta tale, è che possa esserci una correlazione tra Sars-Cov 2 e la malattia di Kawasaki.

La sindrome di Kawasaki – così definita dal nome del ricercatore giapponese che l’ha identificata nel 1967 – interessa le arterie di piccolo e medio calibro e si presenta in neonati e bambini. La causa è attualmente sconosciuta. Colpisce prevalentemente neonati e bambini sotto gli otto anni e i sintomi più comuni sono febbre, congiuntivite, arrossamento delle labbra e della mucosa orale, anomalie delle estremità come mani e piedi, eruzioni cutanee. La complicanza più temibile è l’infiammazione delle arterie del cuore, che può causare dilatazioni aneurismatiche permanenti delle coronarie.

Il Covid-19 nasconde ancora molti dei suoi aspetti, in termini di manifestazione di malattia acuta e a distanza. E pur se rimane vero che i bambini appaiono maggiormente protetti dall’infezione, tanto da non sviluppare sintomi clinici chiari in molti casi, è altrettanto innegabile che le conoscenze aumentano ogni giorno, anche sul fronte dell’età pediatrica. Proprio per indagare meglio questa condizione è stata diffusa una lettera a tutti i pediatri italiani in cui si raccomanda particolare attenzione ai sintomi delle vasculiti nei bambini. «Non è chiaro – si legge – se il virus Sars Cov-2 sia direttamente coinvolto nello sviluppo di questi casi di malattia di Kawasaki o se le forme che si stanno osservando rappresentino una patologia sistemica con caratteristiche simili a quelle della malattia di Kawasaki, ma secondaria all’infezione. Ciò nonostante, l’elevata incidenza di queste forme in zone ad alta endemia di infezione da Sars Cov2 e l’associazione con la positività dei tamponi o della sierologia, suggerisce che l’associazione non sia casuale».

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