Primo maggio ai tempi del coronavirus: niente cortei e niente lavoro

Il Covid-19 ha bloccato le manifestazioni tradizionali e ha messo in crisi l’occupazione. L’Organizzazione internazionale del lavoro avverte che circa la metà dei lavoratori del mondo rischia di perdere la propria occupazione a causa degli effetti della pandemia

Social network, piattaforme, video: cambiano gli strumenti per parlare dei diritti dei lavoratori nel primo maggio 2020. La Festa del Lavoro 2020 sarà senza cortei e, si teme, senza lavoro. Il coronavirus ha bloccato le manifestazioni tradizionali e rischia di mettere in crisi anche l’occupazione. L’Istat ha annunciato un calo del 4,7% del Pil italiano nel primo trimestre, interessato dagli effetti economici dell’emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento. Mai dal 1995 si era registrato un calo tanto vistoso.

Il tasso di disoccupazione nel mese di marzo è sceso dello 0,9% rispetto al mese precedente, attestandosi all’8,4% con 2.132.000 persone attualmente senza lavoro.Si evidenzia però un aumento dell’inattività legata all’emergenza coronavirus. «Rispetto a febbraio 2020 – scrive l’Istat – a marzo l’occupazione è in lieve calo e la diminuzione marcata della disoccupazione si associa alla forte crescita dell’inattività». Il blocco massiccio della produzione e la chiusura della maggior parte dei negozi ha anche frenato la ricerca del lavoro: coloro che si adoperano per trovare una nuova occupazione sono calati in un mese dell’11,1%, -267mila unità.

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La crisi del coronavirus si somma a quelle precedenti. «Il lavoro vede ancora oggi tanti invisibili, tanti in nero privi di quelle tutele che non siamo riusciti ad estendere», riflette Anna Maria Furlan,segretario generale della Cisl. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha sottolineato che anche i nuovi modi di lavorare, come quello da casa, dovranno diventare oggetto di contrattazione: «Il lavoro è lavoro, in qualsiasi luogo si svolga». Per Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil «l’unità del lavoro che si è vista in queste settimane di emergenza è un messaggio di speranza per tutta la società italiana»».

Si temono le crisi che verranno mentre non si sono ancora risolte le vecchie. Con un flash mob i dipendenti della Whirlpool di Napoli ricordano che da mesi sono a rischio oltre 400 posti di lavoro. Negli ospedali il personale sanitario festeggia un primo maggio drammatico e chiede «lavoro in sicurezza». Che in corsia significa mascherine e guanti. E poi ci sono quasi 8 milioni di persone stanno utilizzando gli ammortizzatori sociali, i lavoratori precari e intermittenti che si trovano senza occupazione, per non parlare della platea dai confini incerti ma molto ampi dei lavoratori sommersi e irregolari.

È a loro che si rivolge il presidente della Repubblica, Sergio Matterella, nel suo discorso del primo maggio: «Il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone, consente a ciascuno di costruire il proprio futuro e rendere l’intera comunità più intensamente unita». «Non ci può essere Repubblica senza lavoro», ricorda Mattarella, citando il primo articolo della Costituzione.La recessione senza precedenti nella quale siamo piombati è anche l’occasione, secondo il Capo dello Stato, per riformare alcuni nodi storici: precarietà, lavoro nero, disoccupazione al Sud. «Molto cambierà nella vita delle nostre società. Questo cambiamento andrà sapientemente governato affinché la nuova fase non comporti condizioni di ulteriori precarietà ed esclusioni, ma sia l’occasione, al contrario, per affrontare efficacemente ritardi antichi, come quelli del lavoro per i giovani e le donne, particolarmente acuti nelle aree del Mezzogiorno. Come il lavoro nero o irregolare, da fare emergere per esigenze di giustizia e contro l’insopportabile sfruttamento».

La sfida per la ripartenza sarà quella di garantire a tutti i lavoratori il diritto a trovare un’occupazione dignitosa, il diritto a ottenere un contratto regolare, il diritto alle tutele sindacali. «Oggi è la festa di San Giuseppe lavoratore, è la giornata dei lavoratori. Preghiamo per tutti i lavoratori, perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati, possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo». Sono le parole di Papa Francesco nel giorno della festa dei lavoratori durante la messa a Santa Marta. «Ogni ingiustizia che si fa su una persona che lavora è calpestare la dignità umana – ha detto Francesco – la digità dell’intera umanità».

L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) avverte che almeno 305 milioni di persone perderanno il lavoro a tempo pieno a causa di misure per far fronte a Covid-19. Secondo le previsioni dell’organizzazione, il prolungamento e l’espansione delle misure di contenimento comporteranno anche che fino a 1 miliardo e 600 milioni di persone impiegate nell’economia informale, pari alla metà dei lavoratori nel mondo, potrebbero perdere completamente il proprio sostentamento.

«Con l’evolversi della pandemia e della crisi occupazionale, la necessità di proteggere la popolazione più vulnerabile diventa più pressante», ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro Guy Ryder. «Per milioni di lavoratori, la mancanza di reddito equivale alla mancanza di cibo, sicurezza e futuro. Milioni di aziende nel mondo sono sull’orlo del collasso. Mancano risparmi e accesso al credito. Questi sono i veri volti del mondo dal lavoro. Se non vengono aiutati adesso, semplicemente periranno», ha aggiunto. Secondo l’organizzazione, le misure per rilanciare l’economia devono basarsi su un elevato livello di creazione di posti di lavoro, sostenuto da politiche e istituzioni del lavoro più forti.

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