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La Consulta tedesca bacchetta la Bce sul Qe: cosa significa per l’Italia

La Corte costituzionale tedesca dà tre mesi di tempo alla Bce per fare chiarezza sul programma di acquisto di titoli pubblici lanciato da Mario Draghi. Una decisione che getta ombre sul piano da 750 miliardi legato all’emergenza coronavirus

Tre mesi di tempo alla Bce per chiarire che gli obiettivi del Quantitative Easing, il piano di acquisto di titoli pubblici, sono proporzionati agli effetti economici e fiscali generati dall’operazione. In caso contrario la Bundesbank non potrà più partecipare all’esecuzione delle decisioni della Banca centrale europea. È arrivato il verdetto della Corte costituzionale tedesca che non è affatto una promozione piena del Qe, tutt’altro. Al contrario, è un fattore che aggiunge un serio elemento di incertezza sulla possibilità per la Banca centrale europea di proseguire con l’attuale programma di acquisti di titoli di Stato da 750 miliardi di euro legato all’emergenza coronavirus.

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La sentenza riguarda il programma di Quantitative Easing lanciato dalla Bce durante la presidenza di Mario Draghi nel 2015 e da allora prolungato e aggiornato più volte fino al settembre scorso. Ma chiaramente oggi la posta in gioco riguarda soprattutto il Pandemic Emergency Purchase Programme (Peep), il nuovo piano di acquisti da 750 miliardi lanciato in marzo dalla Bce per il resto del 2020 come risposta alla crisi di Covid-19. Ancora di più, in gioco c’è la possibilità di lanciare un’altra tranche più ampia di questo programma di emergenza.

La decisione della Corte costituzionale tedesca aggiunge incertezza ai prossimi passi della Bce, finora l’organismo europeo più celere nella reazione alla crisi. La scorsa settimana la Bce avrebbe dovuto ‘irrorare’ il Pepp di altri 500miliardi di euro. Non l’ha fatto, ma Christine Lagarde non ha escluso di estendere il programma anche oltre il 2020. Secondo molti osservatori, ha pesato il clima di attesa per la decisione di oggi da parte della Corte tedesca. Di fatto, la sentenza è un’ipoteca sulla partecipazione della Bundesbank ai programmi futuri della Bce. Se si considerano le reticenze tedesche alla condivisione dei rischi della pandemia con i paesi più indebitati del sud Europa, si capisce che la sentenza può dar forza a quanti in Germania non condividono il lavoro di mediazione europeo che Angela Merkel sta portando avanti a fatica per trovare risposte comunitarie alla crisi. Il tutto arriva a pochi giorni dall’Eurogruppo, che venerdì dovrebbe varare le linee guida per l’accesso alla nuova linea di credito sanitaria del Mes, questione che ancora divide nord e sud Europa, questione sulla quale gli olandesi insistono ancora per piantare le proprie condizioni.

La sentenza non si applica al programma pandemico degli acquisti anche in titoli di Stato per rispondere all’emergenza del coronavirus. Ma potrebbe diventare sempre più difficile e politicamente delicato per la Bce allargare il programma sull’emergenza sanitaria. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si è affrettato a sottolineare che «la sentenza non riguarda in alcun modo le misure di politica monetaria assunte dalla Bce per far fronte all’emergenza Covid, compreso il programma Peep e la modalità della sua implementazione».

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