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Coronavirus, la falla nella consegna delle mascherine a 50 centesimi

I modelli chirurgici prezzo calmierato restano introvabili: le farmacie hanno terminato le scorte, molti non avevano la marcatura CE e si aspetta ancora il taglio dell’Iva

L’avvio della fase 2 con la carenza di mascherine resta uno dei problemi principali nella gestione dell’emergenza. Il commissario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, aveva annunciato l’arrivo delle mascherine chirurgiche a prezzo calmierato, stabilito in 50 centesimi più Iva (61 centesimi in totale), a partire da lunedì 4 maggio. Ma nelle farmacie e altri punti vendita restano introvabili. La decisione, che doveva servire a ridurre le speculazioni economiche sulle mascherine usa e getta (il cui prezzo è aumentato fino a 15 volte rispetto a prima della crisi), sembra però aver avuto anche un altro effetto: molti farmacisti e altri distributori sostengono che da questa settimana la scarsità di mascherine, che dura da mesi, si sia persino aggravata.

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La causa principale è che molte si sono rivelate non a norma. La commissione per l’emergenza credeva di poter contare su una scorta di 12 milioni di dispositivi, in realtà ben 9 milioni sul totale non sono ancora vendibili perché privi di certificazioni. Per essere, infatti, immesse nel circuito, le mascherine devono ottenere la certificazione dell’Istituto superiore di sanità e dell’Inail, ente chiamato a rispondere a un sovraccarico di domande: sono in molti a voler entrare nel business dei dispositivi di protezione, senza però possedere i requisiti necessari. Il marchio europeo di garanzia CE è imprescindibile per l’immissione nel mercato.

Ma è anche vero che l’annuncio di un prezzo imposto ha bloccato i rifornimenti: i broker hanno smesso di lavorare per l’Italia aspettando la scelta sul prezzo che si è fatta attendere troppo e tra l’altro il prezzo finale deciso dal commissario Arcuri – 50 centesimi (più basso di tanti Paesi)  – se conveniente per i cittadini ha reso meno attraente il nostro mercato.

A queste difficoltà va aggiunto il pasticcio dell’Iva che ha confuso tanti cittadini: i 50 centesimi sono calcolati senza l’imposta. Il premier Conte prima e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri poi avevano promesso di azzerarla rapidamente per quest’anno. Il taglio doveva arrivare con il decreto aprile a fine dello scorso mese, ma poi il dl è slittato e ancora non è certo quando sarà varato, ma finché non sarà in Gazzetta Ufficiale gli italiani continueranno a pagare il 22% di Iva, con un prezzo finale a 61 centesimi.

A questo punto si riparte daccapo. E si riparte dall’accordo che il commissario Arcuri ha firmato ieri con Federfarma Servizi e Adf (Associazione distributori di farmaci): subito la distribuzione di tre milioni di mascherine seguiti da altri due milioni a distanza di qualche giorno, per arrivare ai 10 milioni alla settimana che dovrebbe diventare cifra fissa. Il fornitore in Italia che le importa dall’estero le venderà a 38 centesimi ai distributori, che guadagneranno due centesimi approvvigionando i farmacisti, i quali avranno i dispositivi a 40 centesimi. Per questi ultimi il ricavo sarà di 10 centesimi, visto che la vendita al pubblico resta di 50 cent più Iva.

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