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Mobilità tra regioni dal 1° giugno: ecco i criteri che determineranno gli spostamenti

Il Governo ha stilato le prescrizioni che ogni regione dovrà rispettare per consentire gli spostamenti anche senza i motivi di «lavoro, salute o necessità». Ma dipenderà molto dalla situazione dell’epidemia nei vari territori

È già passata una settimana dall’inizio della cosiddetta fase 2, ma per tracciare il primo bilancio bisognerà aspettare il 15 maggio. Se i dati del monitoraggio disposto dal ministro della Salute Roberto Speranza saranno positivi, a partire dal 1° giugno 2020 potrebbe essere consentito spostarsi da una regione all’altra. In questo caso, ci si potrà recare anche presso le seconde case: in altre parole, non sarà più valida la regola degli spostamenti concessi solo per «lavoro, salute o necessità». Ad ogni modo la decisione finale spetterà ai governatori che potranno comunque imporre obblighi per l’accesso, primi tra tutti i test sierologici effettuati nella settimana precedente.

Per riaprire, ogni regione dovrà rispettare i parametri indicati nel decreto del ministero della Salute, guidato da Roberto Speranza, che di fatto attestino la capacità di monitoraggio nel territorio, quella di gestione dei contatti in caso di diagnosi, e infine quella relativa alla tenuta dei servizi sanitari. Nel provvedimento sono indicati i valori di allerta che devono portare ad una valutazione del rischio congiuntamente nazionale e delle Regioni interessate, per decidere se le condizioni siano tali da richiedere una revisione delle misure adottate o da adottare ed eventualmente anche della fase di gestione dell’epidemia.

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Per quanto riguarda il sistema di monitoraggio, la Regione dovrà essere in grado di indicare il numero di casi sintomatici notificati per mese, con la data in cui si sono iniziati a sviluppare i sintomi, e il numero di casi che hanno richiesto un ricovero, sia per quanto riguarda la terapia intensiva che per altri reparti ospedalieri. Le autorità regionali dovranno inoltre monitorare i Comuni in cui si sono registrati i casi in modo da avere una mappatura della diffusione del virus. Infine, per quanto riguarda il sistema di osservazione, le Regioni dovranno essere in grado di presentare un numero di checklist da somministrare di settimana in settimana alle strutture sociosanitarie, evidenziando quelle in cui si è riscontrata almeno una criticità. Un monitoraggio che tenga conto di questi criteri favorirà la riapertura nella Regione.

Invece, per quanto riguarda la capacità di accertamento diagnostico e gestione dei contatti, le Regioni dovranno fornire informazioni riguardanti la percentuale di tamponi positivi e indicare il lasso di tempo passato tra l’inizio dei sintomi in un soggetto e la data della diagnosi. Vanno quindi aggiornati continuamente i casi confermati di infezione nella Regione, aggiungendo i nuovi contagi. Si suggerisce di riportare anche l’intervallo tra l’inizio dei sintomi e la data di isolamento del soggetto. Andranno poi riferite chi sono le figure professionali per ciascun servizio territoriale impiegate nel tracciamento dei contatti avuti dal caso positivo e posti quindi in quarantena e isolamento. A seconda di questi numeri, su tamponi effettuati e capacità di tracciare i contatti, si potrà predisporre o meno il ritorno alla normalità nel territorio

Infine, sulla tenuta dei servizi sanitari, le Regioni che potranno riaprire saranno quelle con un certo numeri di casi registrati negli ultimi 14 giorni e riferiti alla Protezione civile. Sarà inoltre fondamentale il calcolo dell’indice di contagio grazie anche alla sorveglianza integrata del Istituto superiore di sanità. Ogni settimana, i casi saranno anche riportati alla sorveglianza sentinella Covid-net. Il numero di casi, divisi per la data di inizio dei sintomi e quella di diagnosi, dovranno anche essere riportati giornalmente alla sorveglianza integrata Covid-19. A seconda dei numeri, sarà concesso o meno il via libera per la riapertura: si terrà anche conto della capacità delle Regioni di tenere sotto stretto controllo i nuovi focolai di trasmissione. A riguardo, peserà anche il numero di nuovi casi di infezione confermata che non sono associati a catene di trasmissione note: questo fattore, infatti, indica che il propagarsi del virus non sia effettivamente sotto controllo. Concorrerà anche il numero di accessi al pronto soccorso con classificazione ICD-9 compatibile con una sintomatologia da Covid-19. Ovviamente, per la riapertura, sarà importantissimo anche il numero di posti letto disponibili nelle strutture ospedaliere, e in particolare nelle terapie intensive. Con l’allentamento delle misure, infatti, i nuovi casi potrebbero tornare ad aumentare: il sistema sanitario dovrà essere pronto a riceverli.

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