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Come funzionerà la regolarizzazione dei migranti

Può essere richiesta sia dal lavoratore che dal datore di lavoro e riguarderà tre macrosettori: agricoltura e allevamento, assistenza alla persona e cura della casa

Nel decreto Rilancio, che contiene decine di nuove misure per sostenere l’economia dopo il picco della pandemia da coronavirus, il governo ha inserito anche una procedura per regolarizzare una parte dei migranti irregolari che vivono in Italia. Durante la conferenza stampa di presentazione, la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova si è commossa presentando la norma contenuta nel provvedimento che prevede la regolarizzazione temporanea dei lavoratori migranti del settore agricolo e di colf, baby sitter e badanti. «Per me, per la mia storia è un punto fondamentale», ha detto la ministra. «Da oggi, per la scelta di questo governo, gli invisibili saranno visibili. Da oggi noi possiamo dire che vince lo Stato perché lo Stato è più forte della criminalità e del caporalato».

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Un testo complesso, che lascia intravedere tra le righe il lavorio politico di negoziazione con i Cinque Stelle, che ha portato dopo una lunga gestazione all’intesa definitiva. La regolarizzazione vale solo per tre macrosettori: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura; assistenza alla persona; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. I canali previsti dal decreto sono due. Il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i lavoratori attualmente in nero. Se sono migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo canale prevede – per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori interessati ma hanno perso il lavoro – un permesso temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo impiego nei settori concordati.

Nel comunicato del governo, si legge che «i datori di lavoro possono presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri». È una misura che potenzialmente interessa moltissime persone che lavorano stabilmente come colf, badanti o braccianti agricoli. La condizione di quest’ultimi è particolarmente disumana: non hanno diritti né assistenza sanitaria, lavorano spesso sotto il ricatto della violenza, non pagano le tasse e se sono stranieri non possono allontanarsi dai cosiddetti “ghetti” in cui vivono per paura di essere scoperti e ricevere un decreto di espulsione. Il decreto prevede anche che il datore di lavoro possa assumere stranieri irregolari con cui prima non aveva nessun rapporto di lavoro.

Il secondo canale riguarda gli stranieri irregolari che devono rispettare due condizioni: aver lavorato in passato in uno dei tre settori previsti dal decreto – agricoltura e allevamento, cura degli anziani e della casa – e avere un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 in poi. A questa categoria di persone il governo concede un permesso temporaneo di sei mesi per cercare lavoro: se lo troveranno, il permesso temporaneo può essere convertito in un regolare permesso di soggiorno. Il permesso per cercare lavoro è una relativa novità per l’ordinamento italiano, che prevede pochissimi canali regolari per trasferirsi in Italia dai paesi esterni all’Unione Europea. Una legge simile è entrata in vigore due mesi fa in Germania e prevede un nuovo permesso di soggiorno per sei mesi che permette ad alcune categorie di lavoratori di trasferirsi temporaneamente in Germania per cercare lavoro.

Le istanze di emersione del lavoro nero e richiesta del permesso di soggiorno di sei mesi devono essere presentate dal 1 giugno al 15 luglio 2020, con modalità che dovranno essere stabilite entro dieci giorni con un decreto del ministro dell’Interno, di concerto con il Mef, il ministro del Lavoro e il ministro dell’Agricoltura. Per la regolarizzazione dei contratti di lavoro, le domande potranno essere presentate all’Inps per i lavoratori italiani o per i cittadini di uno Stato membro dell’Ue, o allo sportello unico per l’immigrazione per gli extracomunitari. Per il rilascio del permesso di soggiorno di sei mesi, invece, bisognerà invece rivolgersi alla Questura.

Ma la presentazione delle domande avrà un costo. Per la regolarizzazione dei contratti in nero, è previsto il pagamento di un contributo di 400 euro da parte del datore di lavoro per ciascun lavoratore. Per l’ottenimento del permesso temporaneo, il costo è di 160 euro, più 30 euro per il costo della trasmissione.

Le domande di conversione del permesso di soggiorno sono inammissibili se il datore di lavoro negli ultimi cinque anni è stato condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Inoltre, non sono ammessi alla regolarizzazione gli stranieri che hanno ricevuto un provvedimento di espulsione, che risultano segnalati per la non ammissione nel territorio dello Stato o che siano stati condannati per i reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, per i delitti contro la libertà personale, per i reati «inerenti gli stupefacenti», il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per reati di sfruttamento della prostituzione o di reclutamento minori da impiegare in attività illecite. Inoltre, lo straniero da regolarizzare non deve essere considerato «una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone».

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