Politica

La sfiducia a Bonafede potrebbe aprire una nuova crisi

Il capogruppo del Pd avverte i renziani: «Se passa la mozione si apre una vera crisi, non c’è dubbio». Anche per Crimi si tratterebbe di una sfiducia al governo

Bonafede non si tocca. M5s e Pd a ventiquattro ore del voto in Senato fanno scudo attorno al ministro della Giustizia. E avvisano i renziani, che hanno minacciano di votare le mozioni di sfiducia presentate dal centrodestra e da +Europa. «Se passa la mozione si apre una vera crisi, non c’è dubbio. Non si può pensare che con il ministro della Giustizia, capo del principale partito in Parlamento, la cosa si risolve con una pacca sulla spalla», dice il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio. Dello stesso tenore anche il messaggio del capo politico reggente dei 5Stelle Vito Crimi: «Se qualcuno dalla maggioranza ritiene di votare la sfiducia a Bonafede, è come se votasse la sfiducia al governo. Credo che sia abbastanza evidente, per cui sono convinto che non ci saranno sorprese».

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Ma Italia viva non sembra ancora aver deciso come votare e respinge gli avvertimenti. «Noi ascolteremo Bonafede, abbiamo posizioni diverse e il giustizialismo non è la nostra cultura politica. In queste ore il gruppo si sta confrontando; domani ascolteremo il ministro e valuteremo sulla base degli impegni che assumerà. E certo non è con le minacce e con queste dichiarazioni roboanti che si affronta e si risolve la questione», ha spiegato Teresa Bellanova, ministro per le Politiche Agricole. «Mercoledì si vota la mozione di sfiducia a Bonafede. Per il nostro gruppo interverrò io in aula. I numeri sono ballerini e Italia Viva potrebbe essere decisiva. Voi che idea vi siete fatti? Vi leggo con grande attenzione, come sempre», sibilava ieri Renzi nella sua enews. Dunque, i voti dei 17 senatori renziani sono determinanti.

Chi non ha dubbi è Emma Bonino, senatrice di +Europa. «Nonostante non sia brava nei giochi di palazzo, non sono una marziana e quindi capisco cosa bolle in pentola ma non mi interessa chi giocherà e chi no. Ritengo piuttosto che il punto sia che il ministro Bonafede non è all’altezza di una giustizia giusta per tutti e che la sua gestione della giustizia già malata rischi di portarci alla giustizia comatosa».

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