L’app di tracciamento Immuni è stata presentata come parte fondamentale della strategia di contenimento dei contagi da coronavirus. Uno strumento importantissimo, soprattutto una volta finito il lockdown: e invece proprio quando entriamo nella fase 2, con la riapertura quasi totale delle attività, l’applicazione non è ancora disponibile. E più passano i giorni più c’è il rischio che questo strumento si riveli sempre meno efficace. «Nei prossimi giorni – aveva annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa – partirà la sperimentazione».
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Ma prima che l’applicazione di contact tracing passi alla fase della sperimentazione, è opportuno il via libera del Garante per la Privacy. Ora, in base a quanto previsto dal decreto Bonafede approvato dal Consiglio dei ministri il 29 aprile, che ha delineato le regole sulla privacy relative all’utilizzo della app Immuni, il ministero della Salute deve mandare al Garante una “Valutazione di impatto sulla protezione dei dati”. Questa procedura è obbligatoria in tutti i casi in cui un trattamento di dati può delineare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Una volta ricevuto il documento, il Garante lo deve verificare. Potrebbe dare il via libera o anche chiedere che vengano effettuate delle modifiche. In questa seconda ipotesi, il progetto potrebbe tornare allo sviluppatore.
Senza questo passaggio la sperimentazione potrebbe comunque partire. Ma se il documento arrivasse dopo e non fosse in linea con le indicazioni del Garante, ci sarebbe il rischio di esporre la sperimentazione a uno stop. A quanto si apprende, il documento di valutazione d’impatto per la protezione dei dati personali, al quale sta lavorando il ministero della Salute, sarà pronto nei prossimi giorni. Successivamente, saranno necessari tempi tecnici per la conclusione dell’iter tecnologico con il coinvolgimento delle piattaforme Apple e Google, su cui l’app è scaricabile.
E mentre si lavora allo sviluppo dell’applicazione, ecco che salta fuori pure il Copasir che ha messo in luce, attraverso una relazione inviata al Parlamento, diversi «aspetti critici» che andrebbero corretti «per evitare che l’efficacia dell’iniziativa risulti ridotta, e, soprattutto, che si possano determinare rischi connessi sia alla trasmissione dei dati dei cittadini, in ordine al rispetto della privacy e alla sicurezza dei dati personali, sia in particolare alla stessa gestione complessiva, dal punto di vista epidemiologico, dell’emergenza sanitaria». Pur riconoscendo alla tecnologia di Apple e Google alla base dell’app un buon livello di sicurezza, ha insistito sul fatto che vengano fornite maggiori garanzie sul trattamento dei dati personali e che il sistema sia gestito da uno o più soggetti pubblici in Italia. Per il Copasir non è nemmeno da sottovalutare la presenza di Bending Spoons come unico sviluppatore e il rischio di attacchi hacker.




