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Coronavirus, in Italia ci sarebbero circa 19mila morti in più

Uno studio dell’Inps evidenzia 47 mila decessi in più tra marzo e aprile: gran parte sarebbero da attribuire al Covid-19, anche se i dichiarati sono 28mila

L’Inps rivede i conti della pandemia: secondo uno studio dell’Istituto di previdenza tra il primo marzo e il 30 aprile 2020 in Italia ci sono state circa 47mila decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti nello stesso periodo, a fronte di 28mila decessi ufficialmente attribuiti al coronavirus nello stesso periodo. C’è quindi uno scarto di circa 19mila morti che non è finito nei bollettini ufficiali delle regioni e della Protezione Civile. Un’ulteriore conferma del fatto, ormai noto da mesi, che il bilancio reale dei morti dovuti all’epidemia da coronavirus è assai più alto di quello ufficiale.

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Nello studio «Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19» l’Inps evidenzia come a gennaio e febbraio i decessi in Italia sono stati 124.662, 10 mila in meno rispetto alla baseline (determinata come media dei decessi giornalieri negli anni 2015-2019 ponderata con la popolazione residente). Poi c’è stata un’inversione di tendenza: i morti tra marzo e aprile sono arrivati a 156.429, ovvero 46.909 in più rispetto alle attese. Di questi, solo 27.938 sono stati dichiarati decessi per coronavirus. Mancherebbero all’appello soprattutto le persone morte in casa e quelle che non sono state sottoposte a tampone.

«Tale quantificazione, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal Dipartimento della Protezione Civile, è considerata, ormai, poco attendibile». L’Inps, dunque, conclude che il bilancio reale dovuto all’epidemia è certamente superiore a quello ufficiale, e ci sono ulteriori elementi che lo confermano: i decessi in eccesso infatti riguardano in misura superiore gli uomini e le fasce di età più anziane, cioè le categorie in cui è registrato il tasso di letalità più alto. La distribuzione territoriale di questi decessi, poi, combacia con quella della diffusione del coronavirus in Italia.

Secondo i dati Inps, i decessi tra marzo e aprile al Nord sono aumentati dell’84% rispetto alla media degli anni precedenti a fronte di un aumento del 11% al Centro e del 5% al Sud. Inoltre, «la distribuzione territoriale dei decessi strettamente correlata alla propagazione dell’epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l’ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso».

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