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Usa e Cina «a un passo da una nuova Guerra Fredda»

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha confermato le continue tensioni tra i due Paesi anche in seguito alle accuse di Trump sulla genesi del coronavirus

Sale la tensione tra Cina e Stati Uniti nel bel mezzo della pandemia da coronavirus, che in tutto il mondo ha già fatto oltre cinque milioni di contagi e quasi 400mila morti. Dopo le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ha accusato Pechino di essere il responsabile della diffusione del coronavirus, il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi, durante una conferenza a margine dei lavori della sessione parlamentare, ha dichiarato che i due Paesi sono «a un passo da una nuova Guerra Fredda».

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«Cina e Stati Uniti non dovrebbero avere conflitti e cooperare in una logica win-win e di rispetto reciproco», ha detto Wang Yi. Allo stesso tempo, ha aggiunto, «gli Usa devono rinunciare a voler cambiare la Cina e rispettare» la sua volontà di sviluppo della nazione. Poi ha replicato alla richiesta avanzata da molti Paesi di un’inchiesta sulle origini del coronavirus, precisando però la necessità che l’indagine sia «libera da interferenze politiche» e basata su «motivazioni scientifiche».

Un riferimento agli attacchi di Donald Trump nei confronti di Pechino: Wang Yi accusa il presidente americano di «creare voci» solo per «stigmatizzare la Cina». Le frasi di Trump, unite alla questione Hong Kong, hanno riportato i rapporti tra i due Paesi a un livello di tensione pericoloso. Il Washington Post scrive che l’amministrazione Usa starebbe valutando l’ipotesi di un esperimento nucleare, il primo americano dal 1992, per inviare un messaggio forte e chiaro a Russia e Cina. Mentre sabato Washington ha accusato Pechino di aver bloccato il tentativo delle compagnie americane di riprendere il servizio aereo fra i due Paesi.

Il nodo centrale resta l’indagine sull’origine del coronavirus. Wang Yi ha chiarito che la Cina è aperta agli sforzi e alla cooperazione internazionale per identificare la fonte della pandemia del Covid-19, sottolineando però che questa cooperazione deve essere scevra da ogni «ingerenza politica». «Il Covid-19 è un nemico comune, che va combattuto insieme. L’avvio di azioni legali contro la Cina – ha continuato – è immorale ed inaccettabile. Ricattarci sulla questione coronavirus non funzionerà. Noi dobbiamo difendere il nostro diritto alla sovranità e allo sviluppo. Non abbiamo nessun interesse a influenzare gli Stati Uniti e neanche loro dovrebbero averne a cambiare la nostra storia. Sebbene ci siano divergenze, ciò non significa che non c’è spazio per la cooperazione. Molte questioni globali richiedono negoziati tra le due parti».

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