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«Seconda ondata forse già a giugno»: movida e assembramenti preoccupano gli esperti

Le immagini del weekend preoccupano il Comitato tecnico scientifico pronto a chiedere chiusure differenziate. Boccia frena sulla riapertura delle regioni il 3 giugno: « Potrebbe servire più tempo»

Dopo il primo weekend della nuova fase 2 arriva il momento dei bilanci. Da Nord a Sud, le immagini della movida con persone accalcate fuori ai bar o ai pub hanno suscitato la reazione di sindaci e governatori regionali con nuovi appelli al rispetto delle norme sul distanziamento e sui dispositivi di protezione. Ma gli effetti della movida preoccupano anche gli esperti del Comitato tecnico scientifico. Comportamenti del genere alzano il rischio che l’epidemia torni già a giugno, e a quel punto nelle zone con più contagi scatterebbero nuovi lockdown.

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Al momento i dati epidemici non destano preoccupazione, ma i tecnici hanno manifestato i loro dubbi al governo. Ci vorranno un paio di settimane per capire se questi atteggiamenti, tra mascherine abbassate e assembramenti, abbiano avuto conseguenze dannose anche se gli esperti del Comitato tecnico scientifico temono che quanto sta accadendo, soprattutto nelle piazze e nelle strade dove si ritrovano i ragazzi, possa far risalire i contagi come successo ad esempio a Seul. Come sono preoccupati per il Sud, secondo quanto riporta Repubblica, che potrebbe anche quello essere teatro di una ripresa delle infezioni, tra spiagge affollate, movida e un eccesso di sicurezza dovuto al fatto che quest’area del Paese è stata abbastanza risparmiata dall’ondata pandemica.

«Vediamo quello che succede ai dati, se qualcosa va storto si richiude», dicono dal Comitato. Se ci sarà una ripresa dell’epidemia stavolta non si proporrà al governo un nuovo lockdown di tutto il Paese, bensì chiusure differenziate nelle aree più colpite. Questa eventualità potrebbe pesare negativamente sulla decisione che si appresta a prendere l’esecutivo il 3 giugno, quando dovrebbe arrivare il via libera allo spostamento tra regioni.

Anche il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, frena sulle riaperture dei confini fra le regioni dal 3 giugno. «Per lo sblocco della mobilità tra regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve», ha detto in un’intervista a La Stampa. In teoria tutto dipenderà dal monitoraggio effettuato dal ministero della Salute, a partire dai dati su contagi, prevenzione territoriale, tamponi e terapie intensive, che settimanalmente verranno inviati dalle stesse Regioni. E gli spostamenti interregionali dovrebbero essere consentiti solo tra Regioni che hanno un uguale livello di rischio.

Boccia ha spiegato che «non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid-19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani». Secondo il ministro agli Affari regionali, «era prevedibile, in qualche modo, che dopo due mesi di Paese chiuso, la gente uscisse e si mettesse, non solo metaforicamente, a correre. Cosa ben diversa sono gli assembramenti di alcune movide» che potrebbero rinviare la fase 3. «Coloro che trasgrediscono le regole di convivenza, tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto. Per non parlare degli operatori sanitari, o degli italiani che non ci sono più. Che senso ha bruciare tutto per una notte da movida? Sinora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota: ha funzionato. Ma attenti ad un eccessivo allarmismo: stiamo parlando di una minoranza».

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