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Trump minaccia di chiudere Twitter: «Interferisce nelle elezioni presidenziali»

Il presidente degli Stati Uniti ha detto di voler «regolare» o addirittura «chiudere» i social network dopo che Twitter ha segnalato come «potenzialmente fuorvianti» i suoi tweet sul voto postale

Che la mossa avrebbe fatto esplodere lo scontro tra la Casa Bianca e Twitter nell’anno delle elezioni presidenziali era prevedibile. E così, poche ore dopo che Twitter aveva segnalato come «potenzialmente fuorvianti» i tweet del presidente sul voto postale, di cui si sta molto discutendo negli Stati Uniti per via della pandemia da coronavirus, Donald Trump minaccia di voler «regolare» o addirittura «chiudere» le piattaforme di social network. «I repubblicani sentono che le piattaforme dei social media mettono completamente a tacere le voci dei conservatori. Faremo dei regolamenti oppure li chiudiamo, perché non possiamo permettere che questo accada», ha twittato Trump.

A meno di sei mesi dall’Election Day, lo scorso 11 maggio, Twitter aveva iniziato la sua lotta contro la disinformazione, impedendo l’utilizzo della sua piattaforma per «manipolare o interferire nelle elezioni o in altri processi civici».Ma queste misure si applicano a tutto il traffico che passa dalla piattaforma. E così anche i tweet del presidente Trump sono stati sottoposti al fact-checking di Twitter. La società ha fatto apparire subito sotto i post una scritta a caratteri blu (bold e con punto esclamativo): «Scopri i fatti relativi alle votazioni per corrispondenza!». Il link rimanda ad articoli del Washington Post a servizi della Cnn in cui si nota come le affermazioni di Trump «siano infondate».

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Trump, l’utente più in vista seguito da 80 milioni e 200 mila persone, ha accusato Twitter di «interferire nelle elezioni presidenziali». «Dicono che la mia dichiarazione sul voto per posta non è corretta, basandosi sul fact-checking delle Fake News della Cnn e del Washington Post. Twitter sta completamente sopprimendo la libertà di parola e io, come presidente, non lo consentirò». A scendere in campo contro il social, guidato da Jack Dorsey, è stato anche il direttore della campagna per la rielezione di Trump, Brad Parscale, che ha accusato Twitter di faziosità, insieme a tutta la Silicon Valley.

Diversa è stata la reazione di Facebook: nessun alert, nessun richiamo ai fact-checker. «Riteniamo che gli utenti debbano poter avere un dibattito, anche vigoroso, sul processo elettorale», ha detto un portavoce della società. «Ecco perché abbiamo ideato le nostre regole concentrandosi su travisamenti in grado di interferire con il voto».

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