Italia

Giornata dell’ambiente, la natura deve affrontare una nuova minaccia: guanti e mascherine

L'impatto dei dispositivi di protezione individuale usati durante la pandemia da coronavirus rischia di unirsi a quello della plastica monouso

È la plastica il grande nemico dell’ambiente. E la pandemia da Covid-19 non ha attutito il problema, anzi. In uno studio il Politecnico di Torino si stima che in questa Fase 2 e nei mesi a venire ci serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di paia di guanti al mese. La maggior parte di questi sarà “monouso”. E purtroppo, come già avvenuto per gli oggetti di plastica usa e getta, a causa della mancanza di educazione molti di questi dispositivi di protezione individuale vengono sovente abbandonati per terra, in natura, sui marciapiedi, fuori dai supermercati, ai bordi delle strade.

L’impatto di tutte queste mascherine rischia di unirsi a quello della plastica monouso che, se mal gestito, invaderà la natura e i mari: stiamo già osservando immagini di uccelli e pesci soffocati da questi nuovi prodotti, composti da tessuti, polimeri, ma anche ganci o strutture che si trasformano per gli animali in piccole reti. Il Wwf stima che se soltanto l’1% delle mascherine finisse in natura avremmo 10 milioni di mascherine in ambiente, una bomba ecologica difficile da disinnescare.

Le mascherine, ad esempio, sono composte da polipropilene, polimeri plastici che se non correttamente smaltiti possono aumentare il quantitativo di rifiuti plastici in grado di raggiungere i nostri mari. Una volta a terra si frammentano in microplastiche e finiscono nelle acque delle fognature, dei fiumi, dei mari con il rischio che pesci e crostacei le ingeriscono scambiandole per cibo, plancton. E così, tornano da noi, nei nostri piatti. Quanto a plastica, già prima del coronavirus, mangiavamo l’equivalente di una carta di credito, oltre 250 grammi di plastica all’anno.

Ma oltre alla necessità di una educazione civica e comportamenti corretti da parte dei cittadini, che devono gettare le mascherine usate nell’indifferenziata, come da indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi però è strettamente necessario un piano, di filiera, per gestire un rifiuto che in futuro rischia di sommergerci, ma che potrebbe essere trasformato in “riciclabile”. Ad oggi, in un caos generale tra produzione e vendita delle mascherine, la maggior parte è prodotta per non essere riciclabile in nessun modo: finiscono direttamente nei pochi termovalorizzatori italiani che stanno già sopportando maggiori carichi di rifiuti legati alla pandemia da Covid-19.

Da qui nasce la necessità di ripensare l’intera filiera italiana in modo che si possa ottenere un prodotto adatto all’economia circolare, realizzato con materiali che possano poi essere riciclati. In attesa di un ripensamento generale della filiera legata alle mascherine, oggi già al centro di un business che coinvolge diversi Paesi del mondo, le associazioni ambientaliste da Legambiente al Wwf stanno già lanciando ripetuti appelli per un uso responsabile di questi dispositivi. Le immagini che arrivano dal Canada di uccellini soffocati e impigliati della mascherina, sono le prime terribili cartoline di cosa potrebbe accadere in futuro. Ecco perché, sia a livello ecologico che sanitario, dobbiamo sempre rispettare una regola obbligatoria: mai gettarle per strada.

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