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Dall’Australia al Giappone: il mondo contro il razzismo nel nome di George Floyd

Da Londra a Sydney, da Tunisi a Seul, da Torino a Tokyo le manifestazioni contro le discriminazioni e le violenze hanno sfidato le regole anti-Covid

“Black Lives Matter”, le vite dei neri contano. La scritta gialla, a lettere giganti, è stata verniciata a terra sulla strada che porta alla Casa Bianca ed è visibile anche dal satellite. In tutto il mondo migliaia di persone sono scese in strada per manifestare contro il razzismo nel nome di George Floyd. La protesta di Washington, più che in ogni altra città, viene sentita anche come una sfida al presidente americano Donad Trump che in un primo momento aveva invocato l’uso delle forze armate contro i manifestanti.

In contemporanea con la marcia di Washington, tante altre manifestazioni in centinaia di città americane, come New York, Miami, Los Angeles e Minneapolis, dove sono iniziate le rivolte che infiammano il Paese da più di una settimana. Una folla enorme anche a Chicago, Philadelphia, Atlanta, Seattle, Denver. Ovunque, grandi metropoli e piccole città, va in scena il rito di inginocchiarsi per 8 minuti e 46 secondi, esattamente l’interminabile tempo durante il quale un poliziotto di Minneapolis ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di George Floyd, provocandone la morte.

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La battaglia personale di Donald Trump portata avanti con il Tweet «Non inginocchiatevi» contro quello che è diventato il simbolo delle proteste razziali va avanti. Il premier, barricato nella Casa Bianca blindata, considera quell’atto «offensivo e irrispettoso». Ma anche il premier canadese Justin Trudeau è stato immortalato mentre si inginocchia ad Ottawa con i manifestanti che gridavano ‘Stand up to Trump!”, invitandolo a fare fronte contro il presidente americano.

Da Londra a Sydney, da Tunisi a Seul, da Torino a Tokyo le manifestazioni contro le discriminazioni e le violenze hanno sfidato le regole anti-Covid. In Australia migliaia di persone hanno sfilato pacificamente contro l’uccisione di George Floyd. La stessa cosa è accaduta in Giappone, mentre erano attese manifestazioni in Corea del Sud (poi bloccata per le disposizioni governative emanate in questa fase del coronavirus) e una, virtuale, in Thailandia. A Tokyo alcuni manifestanti hanno denunciato il maltrattamento della polizia nei confronti di un uomo curdo fermato mentre guidava e spinto a terra da dagli agenti. Gli organizzatori hanno detto che stavano però anche protestando a sostegno del movimento Black Lives Matter.

E mentre sit in e manifestazioni si svolgevano anche in Italia da Napoli a Torino e i giocatori dell’Atalanta si inginocchiavano durante l’allentamento, a Berlino le piazze urlavano «Nessuna giustizia, nessuna pace». A Parigi, i manifestanti sono stati bloccati a poche decine di metri dall’Ambasciata degli USA, a place de la Concorde, da uno schieramento massiccio di polizia. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno alle manifestazioni hanno partecipato 23.300 persone di cui 5.500 a Parigi rispondendo all’appello della famiglia di Adama Traoré, l’uomo ucciso nel 2016 dopo essere stato fermato dai gendarmi in Val-d’Oise. A Metz, nell’est della Francia, i manifestanti hanno tentato di sfondare il portone del palazzo di giustizia e nei tafferugli è rimasto leggermente ferito anche il Procuratore della Repubblica, Christian Mercuri.

«È ora di bruciare il razzismo istituzionale», è risuonato da un megafono a Londra tra la folla radunata davanti al palazzo del parlamento inglese. Alta tensione tra polizia antisommossa e manifestanti: glii scontri, riportano vari media britannici, sono scoppiati dopo che molti attivisti si erano radunati fuori da Downing Street, al culmine della manifestazione nella Piazza del Parlamento e di una marcia nel centro di Londra.

«Vogliamo giustizia! Vogliamo respirare!» hanno gridato in centinaia anche a Tunisi e in Iraq «Io voglio respirare» tradotto in arabo dilaga sui social. E mentre anche Banksy ha dedicato una sua opera a Floyd, pure in Sudafrica, Polonia, Portogallo, Olanda, Spagna ci sono state iniziative per protestare contro la sua barbara morte. Con un unico messaggio: “Black Lives Matter”, le vite dei neri contano.

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