Italia

Addio a Paolo Giorgio Ferri, il magistrato nemico dei “predatori d’arte”

È stato una figura fondamentale nella lotta al traffico illecito di beni archeologici e ha avuto un ruolo importante nella restituzione di capolavori del Getty Museum all’Italia. Il ricordo della responsabile scientifica dell’Osservatorio per i Beni numismatici Serafina Pennestrì

Una vita dedicata alla lotta al traffico illecito di beni archeologici. Si è spento improvvisamente a Roma all’età di 72 anni il giudice Paolo Giorgio Ferri, ex sostituto procuratore di Roma, già «esperto per i rapporti internazionali e i recuperi» del Ministero per i Beni culturali, titolare sin dagli anni Novanta di grandi inchieste sui “predatori d’arte” ha sventato grandi traffici internazionali di beni culturali di fattura italiana dirottati verso musei e gallerie d’asta internazionali e ha avuto un ruolo importante nella restituzione di capolavori del Getty Museum di Los Angeles all’Italia nel 2007.

La sua prima inchiesta sull’«archeologia rubata», come definiva il mercato clandestino di reperti scavati di frodo nella Penisola, è del 1994. Quale sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma ha diretto numerose indagini sul trafugamento dei beni culturali con oltre 2.500 persone indagate e fondamentali recuperi di opere italiane dall’estero. In particolare, a partire dal 2005 ha rappresentato l’accusa nel processo a Marion True, l’ex curator del Getty Museum accusata di ricettazione aggravata e associazione a delinquere con diversi mercanti, tra cui Robert Hecht, e di aver acquistato per il museo reperti archeologici di comprovata provenienza da scavi illeciti in Italia. Questo caso ha segnato l’inizio di una nuova politica delle acquisizioni museali, ispirata al rispetto dell’appartenenza collettiva del patrimonio culturale di ciascuna nazione, e soprattutto di quella tra le più saccheggiate al mondo: l’Italia.

Ferri è stato una figura fondamentale nella lotta al traffico illecito di beni archeologici diventando un punto di riferimento non solo per le istituzioni italiane, ma anche per quelle di altre nazioni. Ha lavorato come esperto per il Ministero dei Beni Culturali. Docente in conferenze e seminari in Italia e all’estero, ha pubblicato numerosi articoli sulla circolazione illecita dell’archeologia. È stato consigliere giuridico del Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali (ICCROM) e presidente della Società italiana per la protezione dei beni culturali.

«Paolo Ferri era un maestro. Il primo ricordo che ho di lui è legato ad una conferenza del 2009 promossa dal Ministero per i beni culturali. Fui impressionata dal modo brillante e concreto della sua esposizione, così come dalla sua genuina affabilità», così lo ricorda Serafina Pennestrì, responsabile scientifico dell’Osservatorio per i Beni numismatici presso la Direzione Generale di Archeologia del Mibac e del Notiziario del portale Numismatico dello Stato. «Da allora rappresentò, per la sua profonda esperienza nel campo della tutela del patrimonio culturale, un punto di riferimento per me e per tutti i funzionari che in quegli anni si riunivano intorno all’Osservatorio e alla Redazione del Notiziario». Il Notiziario del portale Numismatico dello Stato dedicherà il volume 15 alla memoria di Paolo Giorgio Ferri.

«Per la sua capacità di rappresentare efficacemente il complicato mondo del traffico illecito dei beni archeologici e i mezzi per contrastarlo – continua Pennestrì – lo invitavamo ad ogni manifestazione dedicata ai temi della tutela del patrimonio numismatico, il più saccheggiato del nostro Paese. Non negava mai, in linea di principio, la sua partecipazione sempre convinta, ma mi metteva alla prova con la scelta della data che doveva essere incastrata all’interno delle pochissime settimane vuote della sua fitta agenda annuale di esperto richiesto in Italia e in tutto il mondo. Ma anche quando era impossibilitato a presenziare a questi incontri in giro per l’Italia, era sempre pronto in tempi incredibilmente stretti a consegnare i suoi contributi per il Notiziario, trasformati ora in un significativo “tesoretto” di intuizioni ed esperienze, a testimonianza della sua profonda onestà intellettuale, del suo coraggio e della sua dedizione allo Stato».

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