EconomiaPickNews

Taglio dell’Iva, le ipotesi allo studio del governo

Possibile un taglio selettivo e mirato ai settori più colpiti dalla crisi: dalla filiera del turismo all'automobile. Il taglio sarebbe comunque limitato a un breve periodo

«Questa settimana sarà già decisiva per una prospettiva del genere». Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul taglio dell’Iva ventilato durante gli Stati generali per rilanciare i consumi post-Covid. C’è chi maligna che l’annuncio sia stato riservato al gran finale per dare consistenza a una lunga serie di tavoli che si sono rivelati molto interlocutori e troppo poco pratici. C’è chi, come il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, bolla la misura come insufficiente. E chi infine vi intravede una semplice mossa elettorale.

LEGGI ANCHE: Dopo la Germania, anche l’Italia pensa a un taglio dell’Iva per sostenere l’economia

L’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, è stata introdotta in Italia nel 1973. L’aliquota ordinaria negli ultimi 47 anni è aumentata ben 9 volte. Ma se nel 1973 si attestava al 12% oggi tocca il 22% con un aumento che in circa mezzo secolo è stato di ben 10 punti percentuali. Gli ultimi aumenti dell’Iva sono stati il 17 settembre 2011, quando si passò dal 20 al 21% e il 1° di ottobre 2013, quando l’imposta salì al 22%. Fino allo scorso anno, complice il meccanismo delle clausole di salvaguardia, che prevedevano un aumento automatico dell’Iva se non fossero stati raggiunti determinati obiettivi di contenimento del deficit pubblico, il tema all’ordine del giorno era quello di come evitare ulteriori inasprimenti dell’Iva.

Oggi, invece, dopo 3 mesi di lockdown dovuto all’emergenza coronavirus si pensa di rivedere al ribasso l’imposta sul valore aggiunto. Le ipotesi in questo caso potrebbero essere due: un taglio di 3 punti percentuali all’aliquota del 22%, che potrebbe scendere al 19% (ogni punto percentuale di questo scaglione vale circa 3,4 miliardi di euro di gettito), oppure un taglio dal 22 al 21% dell’aliquota “normale” e una discesa di 2-3 punti percentuali sull’aliquota “ridotta” del 10%. Il taglio sarebbe comunque limitato a un breve periodo.

Ma quanto costerà? Il viceministro dell’Economia Laura Castelli in una intervista rilasciata a Repubblica lascia intendere che il taglio dell’Iva potrebbe essere la dorsale del terzo scostamento di bilancio, da circa 10 miliardi. Da qui le ipotesi di lavoro più o meno selettive in modo da favorire comunque le fasce di popolazione o di piccole imprese che più ne hanno necessità.

Una prima ipotesi in campo potrebbe essere un taglio dell’Iva solo per chi abbandona il contante: si restringe la misura e si riforma il Paese, spingendolo a usare maggiormente i metodi cashless. Tema di cui si è ragionato anche in occasione dell’ultima legge di bilancio per garantire uno “sconto” sull’Iva a chi effettua pagamenti digitali, indicati da sempre dal governo come strada maestra per combattere l’evasione fiscale e recuperare risorse utili proprio alla riduzione delle tasse.

Un’altra possibile caratteristica del taglio dell’Iva in studio al Mef, riguarda la possibilità che si applichi solo a determinati settori. In questo modo, si restringono la platea e i costi per lo Stato. In più, si potrebbe aiutare in modo mirato quei settori che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi: turismo, ristorazione, moda, auto. «Dobbiamo intervenire sui settori che sono stati maggiormente colpiti da questa crisi – ha detto la viceministra dell’Economia – penso a tutta la filiera del turismo e della ristorazione, in primis. Ma anche all’artigianato, all’abbigliamento e all’automobile. Un’operazione che va legata al cashless, per far ripartire l’economia».

Tags
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi