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La lezione della Spagnola: «Giù in estate, poi ripresa feroce a settembre con 50 milioni di morti»

Il direttore aggiunto dell’Oms Guerra invita alla cautela e alla sorveglianza: «Il coronavirus sembra sparito ma non è così, ha un andamento prevedibile e tornerà in autunno»

L’epidemia di coronavirus in molti paesi non arretra, anzi cresce. In altri cala ma c’è poco da stare tranquilli. I possibili scenari del futuro prossimo sono chiari a buona parte degli esperti: potrebbe essere come la Spagnola. «Questa pandemia – ammonisce Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) – si sta comportando come avevamo ipotizzato». E il paragone è con la «Spagnola che si comportò esattamente come il Covid: andò giù in estate e riprese ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata».

Storicamente la prima ondata di febbre Spagnola arrivò tra marzo e luglio 1918 e in agosto avvenne una seconda ondata, peggiore della prima. Andò giù in estate, dunque, ma riprese ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti nella seconda ondata. Un aspetto che caratterizzò questa epidemia fu quella di colpire soprattutto giovani adulti. Più atroce della peste del 1348, fu però sminuita durante la sua devastante diffusione e poi fatta cadere nell’oblio. Nel corso del conflitto non si volevano ulteriormente deprimere truppe e civili, e infatti tra i pochi Paesi che ne davano notizia vi era la Spagna – da cui il nome – che era neutrale, e si tendeva perciò a minimizzarla e a dare solo poche indicazioni comportamentali di massima. Dopo la spagnola si è assistito ad altre tre pandemie influenzali, benché meno violente di quella del 1918: l’asiatica del 1957, la Hong Kong del 1968 e la suina del 2009.

Centinaia di persone muoiono tra gennaio e febbraio del 1918 negli Stati Uniti, dopo aver sofferto di mal di testa, difficoltà respiratorie, tosse e febbre alta. Alcuni mesi dopo, lo stesso quadro clinico viene osservato in pazienti in Francia, Belgio e Germania. A maggio, un assembramento durante una festa religiosa in Spagna causa lo scoppio dell’epidemia di questa misteriosa malattia. Si capì subito che gli assembramenti erano fonte di contagio. Se la prima ondata in Spagna arrivò proprio dopo le celebrazioni del patrono, il paziente zero è considerato dagli storici un cuoco di un centro di addestramento militare americano in Kansas.

Insomma, martoriò l’Europa negli anni ’20. Anche se diversa per contesto storico e tipo di malattia, la pandemia di Spagnola sembra offrire ora una lezione importante: per far fronte ad un’eventuale seconda ondata di Covid-19 un solo mezzo di prevenzione non basta, ma bisognerà combinare più misure. «Guardo i fatti e i fatti dicono che il genoma del virus è ancora lo stesso e i fatti dicono che l’andamento di una epidemia come questa è ampiamente previsto e prevedibile. C’è una discesa che coincide con l’estate. È vero – spiega Guerra – che le terapie intensive si sono svuotate, ma si sono svuotate come previsto che accadesse e non vogliamo si riempiano di nuovo in autunno. Tutte le precauzioni che stiamo prendendo hanno l’obiettivo di circoscrivere la circolazione del virus quando questa riprenderà».

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