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L’Europa riapre le frontiere a 15 Paesi, ma l’Italia frena

Il ministro della Salute Speranza non vuole correre rischi. Nella lista approvata da Bruxelles c'è la Cina, a patto di garantire la reciprocità, ma non Usa, Russia e Brasile

I Paesi membri hanno dato il via libera alla lista di 15 Paesi extra Ue ai quali aprire dal primo luglio le frontiere esterne, dopo il blocco dei viaggi non essenziali verso l’Unione europea introdotto a metà marzo nel tentativo di contenere la diffusione del coronavirus.

La lista comprende 14 Paesi: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova-Zelanda, Rwanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. A questi si aggiunge la Cina, nel caso dal paese asiatico ci fosse reciprocità nei confronti dei cittadini comunitari. Esclusi sono gli Stati Uniti, il Brasile e la Russia. Secondo il compromesso, i Ventisette saranno chiamati a verificare la lista ogni 14 giorni.

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L’Italia valuta l’ipotesi di non aprire le frontiere esterne ai 15 Paesi extra-Ue compresi nella lista approvata oggi dai governi europei a Bruxelles. Anche su suggerimento del ministro della Salute, Roberto Speranza, il governo è orientato a non correre rischi ed evitare l’apertura dei confini alle nazioni selezionate a livello europeo che da domani, primo luglio, potranno riattivare i collegamenti con l’Unione sospesi il 17 marzo causa Covid.

Il timore è che riaprendo ora le frontiere esterne si possa riattivare la catena dei contagi. Per questa ragione l’Italia è orientata a tenere la quarantena obbligatoria per tutti coloro che arrivano da una nazione non Ue, anche se transitati in un altro Paese interno a Schengen. Al momento non cambia nulla invece per i Paesi dell’area Schengen, tra i quali resta la libera circolazione decretata dal governo il 3 giugno e abbracciata da tutta Europa il 15 giugno.

L’Italia potrebbe non essere l’unico Paese a prendere tale decisione. La lista europea infatti non è vincolante, visto che la decisione sui confini esterni è di competenza nazionale. L’elenco mirava a raggiungere un coordinamento di massima tra i partner dell’Unione, ovvero ad evitare l’apertura a Paesi palesemente a rischio.

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