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Mes, prendere o lasciare?

Secondo i partiti di opposizione, aderire al Mes sarebbe un suicidio. Basta vedere, dicono, cosa è successo ai Paesi che lo hanno richiesto in passato. Ma come è andata veramente?

Si chiama Pandemic Crisis Support, è il fondo istituito dal Mes appositamente creato per supportare i paesi Europei più colpiti dalla pandemia Covid-19. Del suo ammontare complessivo, a noi sono riservati 37 miliardi. Possiamo riceverli subito a tasso (quasi) zero, senza alcuna condizionalità se non quella di utilizzarli per spese, direttamente e indirettamente, connesse alla stessa pandemia.
Questi soldi ci servono maledettamente e subito ma, incredibilmente, continuiamo ad indugiare nel richiederli. Strano, stranissimo ma vero. Secondo i partiti di opposizione (escluso Forza Italia), sostenuti da una significativa fetta di opinione pubblica, aderire al Mes sarebbe un suicidio. Basta vedere, dicono, cosa è successo ai Paesi che lo hanno richiesto in passato, alla Grecia in particolare.
Ma cosa è realmente accaduto a questi Paesi? Vediamo di capirlo bene. I Paesi che hanno fatto richiesta di aiuto al Mes sono Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. Invero, vi sarebbe anche Cipro ma, considerate le sue minuscole dimensioni, riteniamo si possa sorvolare.

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Spagna
Nel 2011, a seguito dello scoppio di una pesantissima crisi immobiliare, la Spagna ha registrato una violenta recessione raggiungendo livelli di deficit superiori al 10%. In realtà non aveva del tutto perso l’accesso ai mercati finanziari ma molte banche rischiavano di fallire e il costo della raccolta diveniva sempre più costoso. Nel mese di Luglio 2012 il governo Spagnolo ha fatto richiesta di assistenza al Mes con lo scopo primario di procedere alla ristrutturazione del sistema bancario. Dei 100 miliardi messi a disposizione dal Mes, la Spagna ne ha utilizzati circa 41. Nel 2013, prima del previsto, il programma è giunto a conclusione, con un sistema bancario rinvigorito e risparmi stimati in circa 1,6 miliardi in conto interessi. Nel periodo 2013/2019 la Spagna è cresciuta mediamente del 2,01% e si è ridotto notevolmente il deficit di bilancio.

Portogallo
Il Portogallo ha fatto ricorso al Mes nel 2011 a seguito di una insostenibile crescita del debito con conseguente perdita della possibilità di finanziarsi sui mercati. Ha ottenuto aiuti per 26 miliardi, utilizzati per risanare il bilancio pubblico e per intervenire a sostegno del sistema bancario. Il programma si è concluso nel 2014 con il risultato di una economia che ha cominciato a crescere in modo sostenuto, con un bilancio pubblico in attivo e un tasso di disoccupazione pressoché dimezzato.

Irlanda

È stato il primo caso di assistenza a carico dell’Efsf, poi trasformato nell’attuale Mes. Il programma di aiuti è stato avviato nel 2010 a seguito di una grave crisi iniziata nel 2007 determinata da concessioni di mutui in modo sconsiderato che aveva condotto le maggiori banche del paese sull’orlo del fallimento. Il sostegno, pari a 18 miliardi circa, si è concluso nel 2011, dando il via ad una portentosa crescita economica.

Grecia
Tra gli argomenti utilizzati per indicare la pericolosità del Mes, il caso Grecia è di certo quello più utilizzato. Secondo la narrazione prevalente, la cosiddetta “Troika” (Bce, Commissione europea e Fmi), tramite pesanti misure di austerity, avrebbe inflitto gravi sofferenze al popolo greco. Tutto vero? Vediamo.
La situazione della Grecia, negli anni precedenti l’esplosione della crisi era la seguente:
• Il sistema pensionistico consentiva di poter andare in pensione con 35 anni di contributi e piena retribuzione. Per i lavori usuranti (circa 1/3 del totale) bastavano 55 anni per gli uomini e 50 per le donne. Con 15 anni si poteva già andare in pensione con la retribuzione minima;
• L’evasione fiscale veniva tollerata e raggiungeva livelli esorbitanti;
• Poco prima delle elezioni del 2009, che decretarono il successo di Papandreu, il precedente governo aveva assunto ben 160.000 persone nella pubblica amministrazione, con evidenti scopi clientelari;
• I livelli di corruzione erano enormi e ampiamente diffusi. Eppure, inspiegabilmente, i fondamentali economici erano tutti soddisfacenti e in netto miglioramento. Ma ci pensò il neo eletto premier Pandreu, nel 2010, a spiegare nel modo più semplice possibile l’arcano: i conti erano stati clamorosamente falsati.
Era accaduto che, tra il 2000 e il 2010, con una serie di artifizi contabili, erano stati occultati nel bilancio pubblico non meno di 48 miliardi di euro, pari a circa il 25% del Pil, calcolato a prezzi correnti dell’epoca. In aggiunta, nel 2000 era stata sottoscritta una operazione in derivati con lo scopo di tenere nascosto l’intero debito in dollari. In men che non si dica, la notizia fece il giro del mondo con la ovvia conseguenza di mandare i mercati in fibrillazione. I rendimenti dei bond greci, dopo aver raggiunto livelli di rendimento superiore al 33%, vennero ritirati dal mercato e, da quel momento, il governo greco perse totalmente la possibilità di poter emettere titoli di debito pubblico. Era questo il drammatico contesto in cui scattarono gli aiuti alla Grecia a cui vennero complessivamente concessi, fino al 2015, oltre 220 miliardi di euro, pari a qualcosa come il 125% del Pil.
Il programma giunse a conclusione nel 2018 con una economia in significativa crescita e un netto recupero di credibilità sui mercati. Evidentemente, la fase delle riforme necessarie per intervenire sulle cause strutturali della crisi, a cui abbiamo accennato, non fu indolore per il popolo greco a cui furono richiesti importanti sacrifici. E, a tal proposito, appare condivisibile la tesi di chi sostiene che si poteva fare di più e meglio, anche chiedendo maggiori sacrifici ai creditori che tuttavia, si badi bene, hanno visto andare in fumo quasi il 50% dei loro crediti.

Ma ciò che non può essere condivisa, anzi risulta essere totalmente falsa, è la narrazione di un popolo costretto a fare sacrifici a causa della cosiddetta “austerity”. In verità, al netto delle variopinte leggende che permeano la vicenda, l’intervento del Mes, con tutti i limiti a cui abbiamo prima accennato, è stata la soluzione e non la causa di un disastro del tutto determinato dalle allegre e sconsiderate politiche delle classi dirigenti greche avvicendatesi dal 2000 al 2010.
Non si comprende come, infatti, senza gli aiuti in questione, la Grecia avrebbe potuto evitare le drammatiche e certamente ben peggiori conseguenze della terribile crisi finanziaria del 2010. Si consideri, per meglio comprendere la drammaticità degli eventi di cui stiamo parlando, che quando una nazione indebitata cessa di avere accesso ai mercati, altro non gli resta che far fronte a tutti gli impegni di spesa, presenti e futuri, con il pagamento delle imposte. E se è vero, com’è vero, che nel periodo 2012/2015 il bilancio di Stato della Grecia ha registrato spese superiori alle entrate di ben 120 miliardi di euro, possiamo matematicamente dedurre che è questa la stessa cifra monstre (2/3 del pil) a cui i cittadini avrebbero dovuto far fronte per il tramite di un inevitabile e micidiale mix di maggiori tasse e minori servizi. Quella delle vicende greche col mes, dunque, pur contenendo alcune verità è una storia ricca di mistificanti bugie. Volendo citarne una per tutte, quella dei 700 bambini morti a causa della austerity imposta dall’europa, triste cavallo di battaglia dei sovranisti, è di certo la più emblematica. Si tratta di una tesi che prende spunto dal fatto che, in concomitanza con i descritti eventi, si sia osservato (figura1) un leggero aumento dei dati sulla mortalità infantile causata da un calo della spesa sanitaria di cui , però, non vi è traccia alcuna (figura 2).

Figura 1
Figura 2

Tirando le somme, dunque, tutti i Paesi che hanno fatto ricorso al Mes hanno visto nettamente migliorare le loro condizioni economiche, in netta contrapposizione con l’Italia (figure 3-4) che, invece, non è stata sottoposta a nessuna delle famigerate “condizionalità” su cui riteniamo utile soffermarci brevemente per meglio capire di cosa stiamo parlando e la portata delle tante sbandierate bufale al riguardo.

Figura 3
Figura 4 – Situazione pre-Covid

Quando si determina uno squilibrio nella economia di un Paese, una semplice erogazione di denaro non risolve il problema bensì lo sposta semplicemente avanti nel tempo. Si rende pertanto necessario, contestualmente alle coperture dei vuoti di cassa, eliminare quelle cause che, a monte, determinano le criticità a cui si intende dare soluzione. Si spiegano così le condizionalità applicate agli Stati oggetto dei recenti aiuti del mes di cui abbiamo sopra dato conto. Ebbene, in Italia, secondo visioni economiche del tutto distanti dalla realtà e da ogni raziocinio, la soluzione ai nostri problemi sarebbe quella di ottenere soldi, tanti soldi, meglio se regalati (non si capisce come e da chi) con cui continuare a mantenere un sistema economico sprecone e inefficiente che da decenni continua ad indebitare i suoi cittadini per finanziare prebende elettorali a scapito di quei necessari interventi di utilità sociale e produttivi (scuola, sanità, giustizia, burocrazia, corruzione, equità fiscale, ecc.) ormai non più procrastinabili e che costituiscono il nostro vero fardello.

I soldi servono, dunque, tanti e subito. Ma serve anche decidere, finalmente, cosa vogliamo fare da grandi. Adesso.

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