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Sì a una riduzione delle tasse, no ai condoni: cosa c’è nel Piano nazionale di riforma

Il Pnr traccia le linee del Recovery Plan che indica come l’Italia voglia spendere le risorse che arriveranno dall’Unione europea

Alleggerire la pressione fiscale, con una riforma complessiva del fisco e delle imposte indirette, senza lasciarsi tentare da condoni fiscali. Anzi, insistere nella lotta all’evasione fiscale con più risolutezza e controlli. Sono queste le linee guida del Piano nazionale di riforma (Pnr), diffuso in bozza, che secondo le intenzioni del governo dovrebbe servire a rilanciare la crescita in Italia. Il documento – che accompagna il Def e indica le linee del Piano di Rilancio che l’Italia metterà a punto per settembre – dovrebbe arrivare sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri.

Il Pnr traccia le linee essenziali del Recovery Plan che indica come l’Italia vuole spendere le risorse che arriveranno dall’Unione europea. I tre pilastri del Piano messo a punto dal governo sono descritti dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in premessa: «Modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale e parità di genere».

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La «riduzione del tax gap» è «obiettivo prioritario» che sarà perseguito con «il miglioramento della qualità dei controlli» anche per «impedire che i contribuenti fruiscano indebitamente» agli aiuti anti-Covid, si legge nella bozza. Il Piano prevede il rafforzamento «dell’efficacia della riscossione» e la spinta alla «compliance volontaria» ma «è confermata la determinazione a non prevedere nuovi condoni che, generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte».

«L’alleggerimento della pressione fiscale è una delle componenti più importanti del programma di governo» – si legge ancora nella bozza del Pnr – e dopo il taglio del cuneo partito da luglio, il governo sta lavorando a «una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta» (come per esempio l’Iva, ipotesi più volta avanzata dal premier Giuseppe Conte) per «disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale».

Il governo punta all’introduzione del salario minimo, secondo i dettami del Piano di rilancio. «Per rendere più dignitosa la condizione dei lavoratori con salari sotto la soglia di povertà e per aggredire i fenomeni di dumping salariale – si legge nella bozza – il governo proporrà, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, una graduale introduzione di un salario minimo orario collegato alla contrattazione collettiva nazionale». Questa iniziativa, si spiega, «verrà perseguita attraverso il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni interessate» e «mira all’introduzione di un salario minimo orario – già vigente in 22 Paesi europei su 28 – che valorizzi la contrattazione collettiva nazionale fissando una soglia minima di retribuzione oraria inderogabile».

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