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Conte e Sanchez insistono sul Recovery Fund: «Si decida a luglio»

Linea comune di Italia e Spagna al prossimo Consiglio europeo. Il premier Conte: «È comune interesse una risposta europea forte»

«L’Italia e la Spagna sono unite dal dolore per le morti da coronavirus. Non possiamo permetterci di essere prudenti. Dobbiamo osare. È comune interesse una risposta europea forte». Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez che ha ribadito «l’impegno per un accordo sul Recovery Fund entro luglio».

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Il presidente del Consiglio italiano, in vista del Consiglio europeo del 17, ribadisce che «non si può indietreggiare dalla proposta della Commissione. Io e Sanchez avremmo preferito di più, ma la proposta della Commissione è utile e va attuata subito. Bce e Commissione hanno svolto adeguatamente il loro compito. Non è un fronte del sud. Siamo partiti in 9 Paesi, ora siamo di più». «Se qualcuno esprime dei distinguo questo è legittimo ma ciò non significa che vada raggiunto un compromesso tra Ventisette, significherebbe elaborare una risposta che non serve a nessuno. L’Europa, se vuole condividere valori e interessi comuni, deve esprimere una risposta politica elevata. È la posizione di tutti, non solo di Italia e Spagna. L’importante è conservare questo impianto non mettere in discussione quella che è la risposta più straordinaria, ovvero quella del debito comune europeo, del Recovery».

D’accordo il premier spagnolo Pedro Sanchez: «Questa emergenza sanitaria si traduce in emergenza economica e sociale. La risposta deve essere nazionale, ma anche europea. Sugli strumenti come il Recovery Fund serve una risposta comune che venga dall’Europa. Non può esserci un altro momento per l’accordo oltre luglio. L’Europa fu la la risposta alla grande crisi della Seconda guerra mondiale e deve esserlo alla crisi della pandemia. Si tratta di un passo senza precedenti nella costruzione di un progetto comune che è l’Europa. Luglio deve esser il mese dell’accordo, siamo tutti obbligati a fare in modo che lo sia».

«Per quanto riguarda il Mes, non ha senso creare strumenti e avere vergogna di usarli. Se facciamo questi passi come risposta comunitaria con questi strumenti comuni, non dovremo avere nessun inconveniente nel momento di usarli», ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez, sulla misura per fronteggiare la crisi. «Non ha limite e riguarda spesa sanitaria per proteggere le vite dei nostri compatrioti. Non dico che lo farei ma non possiamo rendere frivola la gravità della pandemia. Io auspico di non averne bisogno, sarebbe meglio e vorrebbe dire che la pandemia è calata e l’abbiamo controllata. Tutto dipende dall’andamento della pandemia nel futuro».

Conte, invece, ribadisce ciò che ha sempre sostenuto: «La posizione mia sul Mes ancora una volta non cambia. Non credo sia un approccio corretto dire il Mes lo prendiamo. Il ventaglio degli strumenti non è ancora attivo mi sembra assolutamente ideologico lo prendo o non lo prendo. Noi ci aggiorneremo costantemente con la situazione della finanza pubblica, quando sarà completato tutto il negoziato europeo, valuteremo. Valutazione non in astratto ma in concreto. Porteremo la nostra proposta che dovrà essere condivisa con il Parlamento. Credo che sia l’approccio più corretto, più trasparente, più utile. Tutto il resto sono dibattiti».

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