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Autostrade, l’ultima ipotesi di mediazione con il governo: «Ingresso di Cdp e uscita di Atlantia»

Dopo due lunghi anni dalla tragedia del Ponte Morandi c’è una novità che potrebbe segnare la svolta: una graduale me definitiva uscita dei Benetton dalla gestione della rete autostradale italiana

Revoca sì, revoca no. Dopo due lunghi anni dalla tragedia del Ponte Morandi, il governo affronta il nodo Autostrade. E lo fa in Consiglio dei ministri segnato da rinvii e tensioni. Ma un documento presentato da Autostrade per l’Italia riduce anche se non colma del tutto le distanze rispetto alle richieste del governo. C’è l’ipotesi di un’ulteriore riduzione dei pedaggi, un aumento dei risarcimenti, si discute della manleva per le eventuali responsabilità del ministero dei Trasporti per i mancati controlli sul ponte Morandi. Ma la vera novità è la proposta di una ulteriore riduzione del peso della famiglia Benetton nella proprietà.

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L’ipotesi, circolata nella notte, vedrebbe non solo l’ingresso di Cassa depositi e prestiti e di altri soci in Atlantia, la holding che controlla Autostrade, ma anche lo scorporo di Autostrade rispetto alla holding, e la successiva quotazione in Borsa della stessa società. Che a quel punto con un azionariato diffuso consistente, l’ipotesi è portarlo fino al 50%, potrebbe far entrare nuovi soci abbassando ulteriormente il peso della famiglia Benetton. Si tratta di un’operazione alternativa alla revoca, e che avrebbe il vantaggio di garantire la continuità aziendale evitando i rischi di un passaggio temporaneo della concessione ad Anas.

È chiaro, però, che si tratta di un percorso che non si potrebbe chiudere nel giro di poche settimane. Servirebbero almeno sei mesi, forse un anno. È proprio questo il punto che non convince il Movimento 5 Stelle e che lascia perplesso il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Tanto più che tra meno di un mese è prevista l’inaugurazione del nuovo ponte di Genova e sarebbe difficile per il premier presentarsi a quell’appuntamento senza un risultato già acquisito e con altre promesse.

Lo scontro tra Aspi e governo inizia il giorno successivo alla tragedia del ponte Morandi, il cui crollo causa la morte di 43 persone. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sostenuto da M5s e Lega, annuncia la linea dura sulla concessione ad Autostrade. Una linea dura che però ben presto fa i conti la difficoltà ad avviare un processo che potrebbe rivelarsi molto oneroso per lo Stato. Con il decreto Milleproroghe, lo scorso dicembre, il governo mira a rendere meno costosa e complessa la revoca della concessione, tagliando il valore dell’indennizzo dovuto alla concessionaria a 7 miliardi di euro. Una modifica unilaterale quindi. Ad Aspi invece restano sei mesi di tempo (fino al 30 giugno) per decidere se accettare e quindi trovare un’intesa. Senza intesa, invece, si profila il rischio di andare allo scontro frontale, con Aspi che potrebbe restituire la concessione e chiedere un risarcimento per l’intero valore della stessa, ovvero 23 miliardi.

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Ma il 30 giugno non succede nulla. Nei giorni precedenti Aspi lancia segnali di apertura, comunicando al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti «la volontà della società di proseguire le interlocuzioni per la definizione concordata della procedura di contestazione avviata dal Concedente il 16 agosto 2018». Ma a dare una accelerata decisiva al dossier Autostrade è la notizia, dell’8 luglio scorso, circa l’affido ad Aspi della gestione del nuovo ponte di Genova, fino a quando non si sarebbe giunti a una decisione definitiva sulla concessione. Notizia che manda in subbuglio il mondo politico e spinge il governo a chiudere questa storia infinita, forte anche del pronunciamento della Consulta, che sempre l’8 luglio dichiara legittima la decisione di estromettere la società dalla ricostruzione.

Se avvenisse in tempi rapidi la sostanziale uscita della famiglia Benetton da Autostrade potrebbe alla fine accontentare il M5S visto che al di sotto della soglia strategica del 10% sarebbero tagliati fuori dal controllo. Adesso restano da capire i tempi e le modalità. A palazzo Chigi sono rimbalzate le voci di una possibile disponibilità della famiglia a fare un passo indietro, con un’accelerazione che potrebbe arrivare anche a breve, magari nel fine settimana, approfittando della chiusura delle Borse nel weekend. Ma per ora si tratta di indiscrezioni senza conferme.

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