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Non solo Immuni, le app di tracciamento per il coronavirus non decollano in Europa

Tranne qualche eccezione, nella maggior parte degli Stati il sistema di contact tracing è stato respinto dalla popolazione che non scarica le app e non utilizza il sistema

Immuni, la app governativa di tracciamento anticontagi (arrivata il 27 giugno a 4 milioni di download), è in buona compagnia. Nonostante qualche eccezione, nella maggior parte degli Stati il sistema di contact tracing è stato respinto dalla popolazione che non scarica le app e non utilizza il sistema. Secondo una stima di Sensor Tower, le app per tracciare i contagi da coronavirus sono state installate solo dal 9,3% dei cittadini. L’Italia è quinta tra i 13 Stati analizzati: Immuni sarebbe stata scaricata dal 7,2% dei cittadini sopra i 14 anni.

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I Paesi presi in considerazione da Sensor Tower mettono insieme una popolazione di 1,9 miliardi di persone. Vuol dire che a utilizzare app per il tracciamento dei contagi sono quasi 173 milioni di cittadini. In ogni caso i download delle app di contact tracing non hanno raggiunto il 10% della popolazione. Uno studio pubblicato dal Big Data Institute di Oxford, uno dei pochi documenti attendibili al momento su questo tema, dice che affinché si possa registrare un effetto concreto sulla curva dei contagi le app come Immuni dovrebbero essere scaricate da almeno il 20% della popolazione.

L’unica promossa sembra essere l’Australia. COVIDSafe è stata installata da 4,5 milioni di persone, pari al 21,6% della popolazione. Più di un australiano su cinque ha scaricato l’app. Ha giocato a favore il fatto di essere stata pubblicata in tempi brevi: è disponibile dal 26 aprile. Da quel momento è rimasta in vetta alla classifica delle app gratuite più scaricate sugli iPhone australiani per 24 giorni. Vuol dire che per quasi un mese ha avuto più download di TikTok o Zoom. E ancora oggi è in testa nella categoria “Salute e Fitness”.

Prima in Europa è la Germania: Corona-Warn-Ap: è stata scaricata dal 14,4% dei cittadini ma, sottolinea Sensor Tower, è quella che si è diffusa più in fretta: è stata infatti lanciata solo il 15 giugno, cioè una settimana dopo l’inizio della sperimentazione di Immuni. Ma rispetto all’app italiana ha un tasso di adozione doppio.

Lanciata lo scorso 8 giugno in 4 regioni, Immuni risulta essere scaricata da poco più di 4 milioni di persone. Recentemente, il Commissario Domenico Arcuri aveva spiegato che Immuni non è riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati e che questo dipenderebbe soprattutto dal calo della percezione degli italiani del rischio legato alla pandemia. Nonostante il flop, secondo Sensor Tower l’Italia sarebbe comunque uno dei Paesi che ha risposto meglio all’appello del governo.

Flop anche in Francia e Regno Unito. La Francia, in particolare, ha scelto il modello di tracciamento centralizzato, rifiutando l’adozione della piattaforma messa a punto da Google ed Apple alla base del modello decentrato.Stopcovid, questo il nome dell’app francese, a circa 25 giorni dal lancio era stata scaricata da poco meno di due milioni di persone e sarebbe stata già disinstallata da 460mila dispositivi. Poche anche le segnalazioni dei positivi tramite l’app, poco più di una decina su scala nazionale. Sorte ancora peggiore ha avuto l’app inglese NHSx, sperimentata inizialmente con successo all’isola di Wight. Il passaggio nelle metropoli, tuttavia, è stato osteggiato da un malfunzionamento: bene l’app nei luoghi insulari a bassa densità, male nei posti affollati, dove andrebbe facilmente in tilt.

In India non sono stati sufficienti neppure gli obblighi per far decollare l’applicazione Aarogya Setu, installata dal 12,5% dei cittadini. Vista la popolazione, in termini assoluti l’India è il Paese che ha raccolto più utenti: 127,6 milioni. Un numero che dovrebbe essere integrato, anche se con effetti limitati, dalle app locali rese disponibili solo in alcuni Stati. Le app di Perù (adottata dal 6,8% dei cittadini), Giappone (5%) e Arabia Saudita (4,9%) hanno registrato percentuali di adozione inferiori rispetto a Immuni. La media è poi ulteriormente appesantita da Thailandia, Vietnam e Filippine, dove l’adozione non arriva all’1%.

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