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Stato di emergenza, il Consiglio dei ministri non formalizza la proroga

C'è un sostanziale accordo sul 31 ottobre ma si attende il passaggio in Parlamento. Pareri discordanti all'interno del governo

Smart working, riapertura delle scuole, gestione delle elezioni, via libera agli eventi con migliaia di persone come le partite di calcio, i concerti, le manifestazioni: sono queste le decisioni che il governo ritiene di dover affrontare in stato di emergenza da coronavirus. La linea è quella di mantenere questa situazione fino a quando il numero dei contagi non sarà praticamente nullo o comunque molto basso e quando non ci saranno nuovi focolai. Ma secondo fonti di maggioranza il Cdm non lo avrebbe formalizzato. Sul 31 ottobre come data alla quale prorogare l’emergenza per la crisi Covid c’è un sostanziale accordo. Resta da capire quale sarà lo strumento con cui dovranno essere prorogati i Dpcm emanati durante lo stato di emergenza ed è probabile che, prima della delibera, il premier Conte intenda fare un passaggio in Parlamento, come peraltro aveva anticipato lo scorso 10 luglio.

L’attuale situazione consente infatti di agire in deroga su numerosi aspetti della vita pubblica grazie all’emanazione di Dpcm e ordinanze del ministro per la Salute. Tra le scelte che si possono fare in stato di emergenza c’è anche il blocco dei voli dai Paesi ritenuti ad alto rischio di contagio, proprio come sta avvenendo attualmente con 16 Stati dai quali chi non è residente in Italia non può arrivare, mentre gli italiani hanno l’obbligo di mettersi in quarantena. Senza proroga, inoltre, andranno in fumo provvedimenti quali il blocco dei licenziamenti e lo smart working, due temi considerati dalla maggioranza fondamentali per far ripartire l’economia italiana.

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Certo è che i pareri, anche all’interno del governo, sono piuttosto discordanti. Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva spiegato che la decisione dovesse passare per il Parlamento: «Deve essere protagonista del percorso decisionale nel rapporto di fiducia che lo lega al governo». Per il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, «lo stato di emergenza serve». In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Boccia ha precisato che «non ci saranno limitazioni delle libertà personali».

Da segnalare anche la giravolta di Italia Viva. Inizialmente Matteo Renzi criticava l’eventuale prolungamento del periodo speciale: «Non credo che ci sia bisogno dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre. L’emergenza oggi non è il coronavirus:si rischia di morire di fame, non di Covid». Poi il presidente di Italia Viva, Ettore Rosato, ha aperto alla proroga dello stato di emergenza: «Va bene, ma va fatto con equilibrio e intelligenza. Dev’essere funzionale alla ripartenza economica, prima e più che di quella sanitaria».

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