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Primo caso di coronavirus in Corea del Nord: «Portato da un traditore del Sud»

Una città vicino al confine con la Corea del Sud è stata messa in isolamento dopo un caso sospetto. Kim Jong-un ha dichiarato lo stato di «massima emergenza»

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha dichiarato uno stato di «massima emergenza» dopo aver individuato un sospetto caso di coronavirus. Un solo caso, per il quale però è stata messa in lockdown Kaesong, città al confine con la Corea del Sud. Il «paziente zero» della Nord Corea sarebbe un disertore tornato dal Sud. Una circostanza che potrebbe aprire un nuovo fronte di crisi tra Pyongyang e Seul. Il regime aveva chiuso da inizio gennaio la sua frontiera con la Cina e la Russia, rinunciando anche al vitale afflusso di turisti cinesi, per evitare la diffusione dell’epidemia.

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La Corea del Nord era ancora uno dei pochissimi paesi del mondo a non aver confermato ufficialmente nessun caso di coronavirus, oltre al Turkmenistan e a diversi stati insulari dell’Oceania. Nonostante i dubbi di molti sulla possibilità che un paese confinante e con stretti rapporti con la Cina possa non aver avuto nemmeno un caso di coronavirus, il grande controllo delle informazioni esercitato dal governo non ha reso possibili verifiche maggiori e gli unici dati a disposizione sono quelli ufficiali.

Pochi giorni fa Kim aveva dichiarato «un luminoso successo» nello sforzo per evitare il contagio tra i 25 milioni di cittadini della Nord Corea. E sicuramente l’autoisolamento storico del Paese ha aiutato. La Kcna, agenzia di notizie del regime, scrive che il contagio è stato «importato» e che il portatore di Covid-19 è un disertore che avrebbe riattraversato il 38° Parallelo dal Sud, rientrando al Nord clandestinamente. Secondo la Kcna «un fuggiasco che era andato al Sud tre anni fa, sospettato di essere stato infettato con il virus malevolo, è tornato il 19 luglio dopo aver illegalmente attraversato la linea di demarcazione». L’agenzia non specifica se il soggetto sia stato sottoposto a test di positività, dice che «un risultato incerto è stato tratto da diversi check-up medici della secrezione delle vie respiratorie superiori e del sangue».

I funzionari sanitari hanno messo il fuggiasco in quarantena e controllato tutti coloro che potrebbero essere entrati in contatto. La dichiarazione nordcoreana non spiega come e perché un fuggiasco sia potuto tornare al Nord, ma la città dii Kaesong è stata messa in quarantena, così come chiunque l’abbia visitata negli ultimi cinque giorni, e sono stati sospesi gli spostamenti tra le diverse regioni del paese. Le conseguenze di una grande diffusione del coronavirus in Corea del Nord potrebbero essere ben più drammatiche che nel resto del mondo. In un paese con quasi il 40% di persone malnutrite e con un sistema sanitario arretrato, un contagio non controllato potrebbe avere percentuali di letalità più alte che altrove, trasformandosi in un disastro umanitario. La Corea del Nord è intervenuta molto presto per limitare il rischio della diffusione del virus, adottando misure tra le più drastiche al mondo: già da gennaio aveva sospeso voli e treni da e verso la Cina e imposto un isolamento di 40 giorni (quindi più del doppio rispetto a gran parte del resto del mondo) a chi era arrivato dall’estero o aveva avuto contatti con chi ci era stato.

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