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Coronavirus, cosa succederà a settembre? Il piano dell’Iss per fronteggiare un’eventuale seconda ondata

Il governo si prepara ad affrontare la stagione autunnale: un dossier analizza le possibili evoluzioni della pandemia e suggerisce gli interventi per non farsi trovare impreparati

Tre scenari possibili, cinque soluzioni già studiate. Comprese quelle previste in caso di una «seconda ondata» della pandemia da coronavirus. C’è un documento riservato stilato dagli esperti dell’Istituto superiore di Sanità e del dicastero della Salute che analizza quanto potrà accadere in autunno. Linee guida, riportate dal Corriere delle Sera, che tengono conto della riapertura delle scuole e, dunque, di una possibile impennata del numero dei contagi. I calcoli già effettuati dagli scienziati, anche sulla base di quanto accaduto in altri Paesi, accreditano infatti la possibilità che la ripresa delle lezioni possa incidere sull’Rt, che misura la trasmissibilità del virus, con un + 0,4.

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Il primo scenario è quello della «trasmissione localizzata», ovvero una situazione sotto controllo con alcuni focolai in tutta Italia. L’obiettivo, in questo caso, è quello di tracciare i contatti dei positivi. Il secondo scenario, invece, è quello di un peggioramento della situazione che, però, rimarrebbe gestibile dal servizio sanitario nazionale. Il terzo scenario, invece, quello peggiore, ipotizza una seconda ondata con un numero elevato, e fuori controllo, di persone contagiate che arriverebbero in ospedale in gravi condizioni e che, in taluni casi, necessiteranno di posti in terapia intensiva.

Nel documento si individuano gli interventi necessari a contenere i contagi e soprattutto a fronteggiare qualsiasi situazione di emergenza. Il primo riguarda la necessità di «favorire il coordinamento con le Regioni» in modo da poter prendere ogni tipo di misura idonea. Per farlo, ed è questo il secondo punto, bisogna «monitorare costantemente la situazione». Il riferimento è al controllo che il ministero della Salute sta già effettuando grazie al monitoraggio settimanale che tiene conto di 21 indicatori e, sulla base di un algoritmo, calcola la tenuta delle strutture sanitarie nelle varie regioni e dunque anche la risposta da fornire nei casi più gravi.

Fondamentale, è il terzo capitolo, viene ritenuta la «garanzia di una comunicazione ufficiale». Vuol dire che i numeri sui contagi, sui tamponi effettuati, sui malati e tutto quello che riguarda l’eventuale espansione dell’epidemia, deve essere sempre aggiornata con dati affidabili provenienti dalle Regioni che diano la percezione esatta dell’evoluzione o regressione dell’epidemia. Non a caso il quarto punto sottolineato dagli esperti riguarda un piano operativo aggiornato costantemente sulla scuola e sulle Residenze per anziani che — nella fase critica — si sono trasformate in micidiali focolai.
Per questo, è l’ultimo problema affrontato, «si dovrà provvedere al rafforzamento dei presidi sanitari» e in particolare a quei «dipartimenti per la prevenzione» che certamente garantiscono la tenuta del sistema e la capacità di prevenire situazioni di alto rischio.

L’ipotesi di una seconda ondata in autunno non è uno scenario probabile, ma è certamente possibile. Del resto quanto sta accadendo in altri Paesi dimostra che nulla può essere escluso e il ritorno di studenti, insegnati e personale a scuola costringe gli esperti ad attrezzarsi anche per le eventualità peggiori. Prevedendo che possano esserci situazioni territoriali diverse e dunque necessità di differenziare la risposta tra una regione e l’altra. Infine, nel documento si evidenzia la necessità di avere un numero sufficiente di posti letto disponibili «sia per quanto riguarda i reparti ordinari, sia per le terapie intensive». Ma anche «farmaci adeguati, formazione del personale, dispositivi di protezione in numero sufficiente».

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