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Cosa c’è nei verbali del Comitato tecnico scientifico

Hanno rappresentato la base delle misure di contenimento adottate per l’emergenza coronavirus, suscitando qualche polemica sulla scelta di imporre il lockdown in tutta Italia

La Fondazione Luigi Einaudi, una onlus che si occupa di ricerca su politica ed economia, ha pubblicato i verbali di cinque riunioni del Comitato tecnico scientifico, un organismo che consiglia il governo su questioni sanitarie, che contengono parte delle raccomandazioni alla base dei decreti del presidente del Consiglio che hanno imposto le restrizioni per l’epidemia da coronavirus. I verbali non erano pubblici, ma ad aprile la fondazione Einaudi aveva chiesto al governo che li diffondesse per spiegare il processo che aveva portato alle inedite misure di lockdown: dopo il ricorso al Tar il governo ha acconsentito alla pubblicazione.

Dal dossier di oltre 200 pagine pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Einaudi si scopre che il Cts non aveva consigliato al governo di applicare un lockdown nazionale. Il verbale del 7 marzo non contiene raccomandazioni esplicite del Comitato perché venisse disposto il lockdown nazionale, che fu deciso dal governo il 9 marzo dopo che inizialmente era stato applicato soltanto in Lombardia e in altre 14 province. Ne è nata una polemica, con accuse al governo di aver preso la decisione del lockdown nazionale senza una raccomandazione del Cts, e addirittura “contro” i suoi consigli.

Nello specifico il Comitato raccomandò al governo di superare la distinzione tra “zone rosse”, quelle istituite nei comuni del lodigiano e a Vo’, in provincia di Padova, e “zone gialle”, come all’epoca erano considerate la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna e le province di Pesaro Urbino e Savona. Il Comitato consigliò invece di istituire «due livelli di misure di contenimento», uno in Lombardia e in altre 14 province in cui si erano registrati più contagi; un altro, meno rigido, nel resto d’Italia. Il governo seguì queste raccomandazioni con il famoso Dpcm diffuso nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo, che annunciò di fatto il lockdown nelle zone indicate dal Comitato. Due giorni dopo, lunedì 9 marzo, il governo estese il lockdown a tutto il territorio nazionale.

Gli altri verbali pubblicati riassumono altrettante riunioni del Cts che si sono svolte tra febbraio e aprile, quelle citate in alcuni dei Dpcm che hanno deciso le restrizioni per il coronavirus. Oltre a quella del 7 marzo, i verbali pubblicati riguardano le riunioni del 28 febbraio, del primo marzo, del 30 marzo e del 9 aprile.

Nel verbale del 28 febbraio il Cts suggerisce al governo una serie di misure più restrittive per le tre Regioni dove il coronavirus si stava maggiormente diffondendo. Nello stesso verbale, il Comitato tecnico scientifico, «fra le misure igieniche per le malattie a diffusione respiratoria», raccomandava «di usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se si assistono persone malate».

Nella seduta del primo marzo gli esperti del Cts raccomandavano al governo di incrementare «nel minor tempo possibile» i posti letto «in strutture pubbliche e in strutture private accreditate». Secondo gli esperti bisognava aumentare del «50 % quelli in terapia intensiva» e del «100 % quelli in reparti di pneumologia e in reparti di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio (inclusa la respirazione assistita). Alcuni giorni dopo nella riunione del 7 marzo il Cts suggeriva il lockdown per la Lombardia e altre 14 province in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.

Il Comitato tecnico scientifico, nel verbale della riunione del 30 marzo, rileva che «alcune raccomandazioni e o norme tecniche o circolari nonostante la emanazione e la distribuzione ai territori, non vengano prontamente recepite dal territorio mostrando la mancanza di applicazione delle decisioni assunte». «Per tale motivo – prosegue il verbale – al fine di dare immediata ed ampia applicazione delle decisioni o delle raccomandazioni, il Cts propone al capo del dipartimento della Protezione Civile ed al ministero della Salute la eventualità di emanazione di ‘ordinanze di protezione civile´, aventi maggiore forza normativa». Nella stessa riunione, gli esperti hanno elaborato un decalogo per i bambini durante il lockdown. Nel verbale del 9 aprile il Cts valutava l’inizio della cosiddetta fase 2: «Il lockdown deve essere rimosso progressivamente e per fasi successive. Idealmente il processo deve essere supportato dal monitoraggio sierologico e dalla riorganizzazione del lavoro e dell’educazione scolastica con modalità smart (formazione a distanza). Devono esserci almeno due settimane di intervallo tra la rimozione di ciascuna macrorestrizione al fine di poter valutare il rischio di riaccensioni epidemiche che vanno naturalmente identificate ed estinte immediatamente».

Tra i documenti «desecretati» non ci sono i resoconti delle questioni più controverse come la mancata zona rossa di Alzano e Nembro, vicenda attualmente oggetto di un’indagine giudiziaria, che ha contribuito a creare uno dei focolai peggiori del mondo. Ad oggi, quella mancata decisione è considerata uno degli errori più gravi delle autorità nel contenimento dell’epidemia, e da mesi governo e Regione Lombardia si rimbalzano le responsabilità. Mancano i verbali che hanno portato alla decisione di chiudere le scuole in tutta Italia: nel Dpcm del 4 marzo si citano le riunioni del 2, 3 e 4 marzo, i cui resoconti non sono stati diffusi.

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