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Quanto è costato il lockdown?

Il rapporto Svimez stima una perdita complessiva di fatturato di oltre 25,2 miliardi per ogni mese di blocco. Il Sud pagherà il prezzo più alto, soprattutto per i danni subiti nel settore della ristorazione e del turismo

Cosa sarebbe accaduto se il lockdown fosse stato circoscritto alle sole regioni del Nord? È la domanda più frequente dopo la pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico, in cui non si raccomanda la chiusura totale del Paese ma soltanto delle aree più colpite dal contagio in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La risposta è difficile da quantificare, tuttavia Il Messaggero prova a fare due calcoli ipotizzando una perdita complessiva pari a circa 100 miliardi di euro.

Nel verbale del 7 marzo 2020, il Comitato tecnico scientifico proponeva al governo di adottare «due livelli di misure di contenimento», uno in Lombardia e in altre 14 province in cui si erano registrati più contagi; un altro, meno rigido, nel resto d’Italia. Due giorni dopo, però, con il Dpcm del 9 Marzo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte estendeva il lockdown a tutto il territorio nazionale senza distinzioni e senza citare a giustificazione del provvedimento alcun atto del Comitato tecnico scientifico. Secondo le associazioni di categoria i bassissimo numero di contagi al Sud rendeva tutt’altro che necessario un lockdown totale, e ora le sono pronte a chiedere i danni allo Stato per le macroscopiche perdite subite.

Il fermo generale dell’Italia, secondo quanto riportato da Il Messaggero, è costato ai commercianti circa 100 miliardi di euro. La cifra si ricava dalla riduzione del Pil che per quest’anno è stimata intorno al 10% e dunque equivarrà ad aver gettato nel fuoco la bellezza di 175 miliardi.

Ancora più pesante il bilancio del rapporto Svimez che stima una perdita di valore aggiunto su base mensile di quasi 48 miliardi di euro (il 3,1% del Pil italiano), oltre 37 dei quali “persi” nel Centro-Nord e 10 nel Mezzogiorno. Si tratta di 788 euro pro capite al mese nella media italiana: oltre 1000 euro al Nord contro i quasi 500 del Mezzogiorno. La perdita complessiva di fatturato è di oltre 25,2 miliardi in Italia, per ogni mese di blocco. Del fatturato andato in fumo, solo la metà è al Nord (12,6 miliardi) e il resto è a carico del Centro (5,2 miliardi) e del Mezzogiorno (7,7 miliardi).

Secondo il Centro Studi della Fipe-Confcommercio, il settore della ristorazione del Centro-Sud che nel 2019 ha avuto un giro d’affari di oltre 48 miliardi pagherà un prezzo salatissimo di circa 12 miliardi di riduzione del fatturato anche se dal Po in giù l’epidemia è stata contenuta e talvolta, come in Lucania, in Molise, in Calabria, in Sicilia e Sardegna, è risultata quasi impercettibile.

«Avremmo preferito lavorare il più possibile, quando era possibile farlo secondo il Cts, ma dobbiamo ricordarci che siamo stati il primo Paese colpito in Europa, avevamo il solo esempio della Cina, con informazioni non subito chiarissime. È chiaro che abbiamo avuto un po’ di incertezze. Non mi sento di entrare nel merito delle misure di contenimento. Ma oggi non è stato compreso quanto le aziende hanno sofferto e quanto le aziende del mondo turistico continueranno a soffrire per questa decisione», , afferma Marina Landi, presidente Ferderturismo Confidustria. «Se la decisione andava presa noi vogliamo un aiuto, abbiamo bisogno di un ristoro per ripartire e su questo non c’è ancora una risposta degna di questo nome. Siamo tutti alla vigilia di un tracollo serissimo».

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