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Coronavirus, dopo la Russia anche la Cina approva il primo vaccino

Si chiama Ad5-ncov ed è stato sviluppato da CanSino Biologics in collaborazione con l'Accademia Medica Militare

La Cina ha dato la sua prima approvazione a un possibile vaccino contro il Covid-19: è l’Ad5-nCoV, sviluppato da CanSino Biologics con l’Istituto di biotecnologia dell’Accademia delle scienze mediche militari. L’11 gennaio 2020, esattamente undici giorni dopo che le autorità cinesi avevano notificato all’Oms un focolaio di polmonite di origine sconosciuta tra gli abitanti di Wuhan, è stata pubblicata la sequenza genetica del coronavirus. Da quel momento, mentre la pandemia dilagava prima in Asia poi nel resto del mondo, è partita una corsa senza precedenti alla ricerca di un vaccino.

Il via libera spiana la strada alla possibile produzione di massa in tempi rapidi nel caso di un ritorno della pandemia, ha spiegato precisato la China National Intellectual Property Administration, citata dal network statale Cctv. Il vaccino di CanSino è stato sviluppato in collaborazione con l’esercito cinese ed utilizza un vettore virale (adenovirus) geneticamente modificato in modo da non potersi replicare. Questo vaccino ha ricevuto un’autorizzazione speciale per poter essere utilizzato dai militari cinesi per la durata di un anno, dopo che uno studio ha dimostrato che il preparato è sufficientemente sicuro e induce risposte immunitarie significative nella maggior parte dei riceventi dopo una singola dose.

Come la notizia della settimana scorsa sul vaccino sviluppato e registrato in Russia, anche quella di oggi va presa con molta cautela. Secondo i dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, né il vaccino registrato in Russia né quello brevettato da CanSino risultano tra i sei che oggi sono nella “fase 3” di sperimentazione, cioè la più avanzata e affidabile per valutarne l’efficacia.

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La prima sperimentazione umana, chiamata fase 1, comprende poche dozzine di volontari sani e serve per escludere effetti gravi. Nella fase 2, già con centinaia di persone, gli scienziati monitorano gli effetti avversi, analizzano le difese generate (globuli bianchi e anticorpi) e calcolano la dose appropriata. Solo la fase 3, con decine di migliaia di partecipanti, può dimostrare che il vaccino è veramente sicuro ed efficace. Dopo i test tra i militari dell’esercito del gigante asiatico, paesi come Arabia Saudita, Russia, Brasile e Cile si sono offerti di ospitare gli ultimi test. I risultati di questo vaccino, sono stati esaminati in un’indagine pubblicata a fine luglio sulla rivista The Lancet: dopo i primi test di maggio, 508 persone sono state testate con risultati positivi. Tuttavia, la terza fase, con migliaia di volontari, rimane aperta.

Sono almeno sei su oltre 160, le aziende con candidati nella fase clinica di efficacia, la fase 3. Il vaccino di Moderna, come quello di BioNTech/Pfizer, si basa su RNA che contiene il gene della proteina spike del virus. L’Università di Oxford in collaborazione con la società farmaceutica Astrazeneca invece punta su vettori virali non replicanti derivati da un adenovirus di scimpanzè. È lo stesso procedimento scelto dall’azienda cinese CanSino e dall’Istituto Gamaleya di Mosca, che utilizzano però adenovirus umani. A questi si aggiungono altri due vaccini cinesi: quello prodotto dalla società di proprietà statale Sinopharm con l’Institute of Biological Products di Wuhan e di Pechino e quello della Sinovac.

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