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Caso Jacob Blake, negli Usa torna la protesta antirazzista

Due morti, un ferito e scene da guerra civile a Kenosha, Wisconsin. Trump ha annunciato l'invio «di forze federali e Guardia nazionale» mentre si ferma anche la Nba

In America la protesta antirazzista è riesplosa a tre mesi dalla morte di George Floyd, dopo che a Kenosha, Wisconsin, un poliziotto ha sparato diversi colpi di pistola alla schiena di un ventinovenne afroamericano, Jacob Blake, rimasto paralizzato secondo quanto denunciato dalla famiglia. Mentre veniva diffuso il nome dell’agente che ha sparato, nella terza notte di proteste sono stati uccisi due manifestanti e un terzo è rimasto ferito. Il responsabile, un diciassettenne bianco dell’Illinois, Kyle Rittenhouse, è stato arrestato per omicidio volontario.

Scene da guerra civile a Kenosha. Un ragazzo con un capellino da baseball girato al contrario si muove lungo Sheridan Road, nel centro della città, porta a tracolla un fucile a canna lunga. Dalle immagini si direbbe un mitragliatore semiautomatico Ar-15, in vendita come se fosse un attrezzo da giardinaggio in gran parte dell’America. Chi è? Si scoprirà più tardi che fa parte di «una milizia armata», la «Kenosha Guard». Si sono dati appuntamento via Facebook per «proteggere la proprietà» dai manifestanti. I video mostrano una sequenza drammatica. Il giovane avanza nella strada buia. Un gruppetto di manifestanti lo insegue, lo raggiunge. Qualcuno lo butta a terra e tenta di disarmarlo. Ma la reazione è furibonda. Partono diversi colpi: si vede un corpo sull’asfalto. Il bilancio è di due morti e un ferito.

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Un’altra tragedia a sfondo razziale, tra la comunità nera e le forze dell’ordine. Questa volta nella cittadina di Kenosha in Wisconsin. Un dramma che ha subito innescato nuove ondate di proteste in numerose altre città americane, contro gli abusi ai danni delle minoranze etniche, e domande di giustizia. Come anche nuove notti di disordini e scontri, di saccheggi di negozi, incendi di palazzi e vetture, mentre l’America si interroga su una continua e profonda crisi razziale e sociale che oggi si somma a quella economica e alla pandemia.

Il governatore del Wisconsin Tony Evers ha dichiarato lo stato di emergenza. Per impedire la quarta notte di scontri, il presidente Donald Trump ha annunciato l’invio «di forze federali e Guardia nazionale». Il suo rivale nella corsa alla Casa Bianca, il democratico Joe Biden, ha telefonato alla famiglia Blake e ha promesso loro giustizia. «Non tollereremo saccheggi, incendi dolosi, violenza e illegalità per le strade degli Stati Uniti. La mia squadra ha appena parlato al telefono con il governatore Tony Evers, che ha accettato l’assistenza federale (Portland dovrebbe fare lo stesso!)», ha twittato Trump. «Invierò – ha continuato – agenti della Guardia nazionale e federali a Kenosha, in Wisconsin, per ripristinare legge e ordine».

Le notizie sono arrivate anche nella “bolla” di Orlando, dove si stanno disputando i play-off Nba. E i Milwaukee Bucks hanno deciso di fare il primo passo: non si sono presentati in campo per gara-5 contro Orlando Magic. E la Nba ha deciso di rinviare tutte e tre le partite di playoff (le altre due gare rinviate sono Houston Rockets-Oklahoma City Thunder e Los Angeles Lakers-Portland Trail Blazers). La decisione dei Milwaukee Bucks della star Giannis Antetokounmpo di boicottare i play-off Nba per protestare contro il ferimento di Blake, trova anche l’appoggio delle altre squadre. «Chiediamo un cambiamento. Siamo stufi di tutto questo», twitta LeBron James, che già si era espresso sull’episodio in questi giorni.

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