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Coronavirus, uno studio a febbraio prevedeva 60mila morti: il governo cosa ha fatto?

Ancor prima del «paziente 1» di Codogno, un report in mano al governo prevedeva uno scenario con un milione di contagi e 120 mila posti necessari in terapia intensiva. Le opposizioni: «Sapevano e non hanno fatto nulla»

È il 21 febbraio quando all’ospedale di Codogno un trentottenne viene trovato positivo al nuovo coronavirus. Mattia, il primo caso di Covid tutto italiano, diventa noto come il «paziente 1». Da lì iniziano le corse al pronto soccorso, il sovraccarico delle terapie intensive e il lockdown. Ma mentre l’Italia si risveglia dentro all’incubo Covid1-9 solo a fine febbraio, già il 12 dello stesso mese il governo era a conoscenza del rischio che questa pandemia avrebbe portato e soprattutto dei numeri.

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In una riunione del Comitato tecnico scientifico viene presentato uno studio realizzato dal ricercatore della fondazione Bruno Kessler, Stefano Merler, dal titolo: «Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul servizio sanitario, in caso il virus non possa essere contenuto localmente». Il documento, ottenuto da La Repubblica, mostra come i modelli elaborati da Merler sulla base dei 43mila casi registrati al mondo fino a quel momento prevedessero due scenari: uno con R0 di 1,3 e l’altro di 1,7. La prima ipotesi stimava che i contagi in Italia avrebbero potuto raggiungere il milione, nel secondo scenario il doppio. Inclusi i casi gravi che necessitavano di cure, che potevano oscillare tra 200 e 400mila. Il fabbisogno totale di letti in terapia intensiva variava tra 60 e 120mila.

Il documento non fa riferimento a un possibile numero di vittime. Tuttavia la stima di Merler era da brividi: il tasso di letalità registrato in Cina applicato agli scenari italiani avrebbe potuto provocare tra i 35 e i 60mila morti da coronavirus. Secondo i numeri della Johns Hopkins University l’Italia conta a oggi un totale di 266.853 positivi e 35.473 decessi. Andrea Urbani, direttore generale del Ministero della Salute, aveva riferito dell’esistenza di uno studio epidemiologico italiano sul Covid-19 che «contiene tre scenari per l’Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini». Per questo motivo lo studio «è stato secretato».

Il documento apre la strada a nuove domande: perché, a conoscenza di tale scenario, il giorno dopo sono state mandate 18 tonnellate di attrezzature sanitarie alla Cina? Cosa si è fatto per preparare il sistema sanitario? Quando si è approntato un vero e proprio piano pandemico? Quesiti che Forza Italia aveva posto fin da subito e che però sono rimasti senza risposta per mesi. Dopo la lettura di questo documento, sostengono i forzisti, diventa ancora più decisivo sapere il motivo per cui non sono state istituite in tempo le zone rosse nella Bergamasca. «Il governo dei pieni poteri e dei misteri deve ancora molte spiegazioni agli italiani, soprattutto ora che si paventa la seconda ondata autunnale», ha dichiarato Anna Maria Bernini.

La Lega sostiene che l’esecutivo sapeva dei rischi drammatici del Coronavirus ma non ha provveduto a informare le Regioni e non ha istituito le zone rosse nel Bergamasco. A tutto ciò si aggiunge il fatto che a febbraio dall’Italia sarebbero partite per la Cina 18 tonnellate di aiuti (tra camici e mascherine) che nelle settimane successive sarebbero servite al nostro Paese in modo vitale. «È un governo di incapaci, di bugiardi e di traditori. Non hanno avuto il rispetto istituzionale di rispondere alle Regioni, Lombardia in testa, che da mesi chiedono conto del documento segreto sui rischi del Covid svelato in primavera da un funzionario del ministero della Salute», si legge in un comunicato del Carroccio.

Rivelazioni clamorose oggi su La Repubblica riguardo la gestione dell’epidemia da parte del Governo. Repubblica rivela…

Pubblicato da Giorgia Meloni su Domenica 30 agosto 2020

Sulla stessa scia Giorgia Meloni che ha commentato così le clamorose rivelazioni del quotidiano riguardo la gestione dell’epidemia da parte del governo: «Le responsabilità penali di queste inadempienze che hanno con ogni probabilità contribuito ad aggravare la crisi coronavirus, competono alla magistratura, ma di certo le responsabilità politiche sono chiare e lampanti e non possono restare senza conseguenze».

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