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L’Italia aveva un piano segreto per il coronavirus?

Nonostante venga citato esplicitamente in alcuni verbali delle riunioni del Cts, il ministro della Salute Speranza ne smentisce l’esistenza derubricandolo a studio scientifico sulla pandemia

Prevedeva tre scenari di graduale gravità il «Piano sanitario nazionale per la risposta a un’eventuale pandemia da Covid-19» rimasto segreto finora per volontà degli esperti del Cts, preoccupati che le cifre contenute nelle 40 pagine del documento potessero allarmare più del dovuto l’opinione pubblica. Come rivela il Corriere della sera, il “piano” è stato redatto il 19 febbraio, giorno del ricovero del “paziente 1” a Codogno, e concluso il 22 febbraio sulla base dei dati che una settimana prima il matematico della fondazione Kessler, Stefano Merler, aveva stilato nel suo studio sulle proiezioni epidemiologiche sulla possibile diffusione del coronavirus, basandosi sui dati fino a quel momento noti sulla diffusione in Cina.

Il piano, di cui La Repubblica e il Corriere della Sera avevano scritto già alla fine di aprile, è diventato ormai un argomento di dibattito politico: l’opposizione ha accusato il governo di avere avuto un «piano segreto» di cui ha tenuto all’oscuro l’opinione pubblica, e che non ha mai attuato perché ha sottovalutato l’impatto dell’epidemia; il governo e la Protezione Civile si sono difesi spiegando che in realtà non è mai esistito alcun piano segreto rimasto inattuato, e che si tratta di un enorme malinteso.

Ma i verbali del Cts, resi disponibili di recente sul sito della Protezione Civile, fanno esplicito riferimento al piano. Nel verbale dell’incontro tenuto il 24 febbraio, pochi giorni dopo la scoperta dei primi casi di coronavirus in Lombardia e Veneto, si parla di un «piano di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di epidemia» e si specifica che «deve essere completato», con particolare attenzione all’«allestimento delle rianimazioni», cioè dei reparti di ospedale che avrebbero dovuto gestire i casi più gravi. Il piano riemerge dopo una decina di giorni: nel verbale della riunione del 2 marzo, il Cts «concorda di adottarlo nella versione finale», e viene sottolineata la necessità che il documento rimanga «secretato». Se ne parla ancora nelle riunioni del 4 e del 9 marzo, per poi sparire e ricomparire solo dopo che La Repubblica e Il Corriere della Sera hanno parlato dell’esistenza di un piano mai attuato il cui obiettivo era individuare «una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti».

A confermare l’esistenza del «Piano sanitario nazionale per la risposta a un’eventuale pandemia da Covid-19» il direttore generale per la Programmazione sanitaria del ministero della Salute, Andrea Urbani. In una intervista al Corriere della Sera il 22 aprile racconta che il piano esiste, è stato applicato, ed era «secretato» perché «la linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio».

Il piano quindi esiste, a differenza di quanto dichiarato dal ministro della Salute Roberto Speranza, che lo aveva derubricato a «studio in itinere» le cui valutazioni erano «ipotetiche, aleatorie».

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