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Coronavirus, sospesi i test sul vaccino di Oxford: reazione avversa su un volontario

Era il vaccino sul quale puntava l’Italia per avere le prime dosi entro la fine del 2020

L’azienda farmaceutica AstraZeneca ha sospeso momentaneamente tutti i test clinici sul vaccino contro il coronavirus, che sta sviluppando in collaborazione con l’Università di Oxford e l’Irbm di Pomezia, dopo che uno dei partecipanti alla sperimentazione ha accusato una seria potenziale reazione avversa. «Si è presentato un quadro clinico avverso in uno solo dei 50 mila soggetti volontari su cui il vaccino è stato testato e, come da protocollo, il caso sarà sottoposto al vaglio del comitato indipendente di esperti» ha precisato Piero Di Lorenzo, amministratore delegato dell’istituto di ricerca Irbm di Pomezia, che ha partecipato alla realizzazione di questo vaccino.

I primi studi su 1087 persone erano stati confortanti perché i partecipanti avevano reagito alla somministrazione bene e alcune reazioni, come mal di testa o febbre, erano state gestite con il paracetamolo. «Il nostro processo standard di revisione dei test ha fatto scattare una pausa – afferma un portavoce di AstraZeneca – Si tratta di un’azione di routine che si verifica ogni volta che c’è una potenziale reazione inspiegata in uno dei test» che consente il tempo di «indagare e assicurare allo stesso tempo il mantenimento dell’integrità del processo dei test».

Secondo quanto sta emergendo uno dei partecipanti al trial avrebbe manifestato una mielite trasversa, un’infiammazione al sistema nervoso spinale che, a seconda della forza con cui si propone, può portare anche a disfunzioni motorie e sensoriali con conseguenze debilitanti. L’azienda comunque ha deciso di bloccare tutto, almeno momentaneamente per «assicurare l’integrità del processo dei test». Al momento è stato sospeso l’arruolamento di nuovi volontari per consentire le opportune verifiche da parte di una commissione indipendente.

Il vaccino AstraZeneca-Oxford University è visto come un forte contendente tra decine in fase di sviluppo a livello globale. Si sperava che il vaccino potesse essere uno dei primi ad arrivare sul mercato, dopo il successo dei test di fase 1 e 2. Il suo passaggio ai test di fase 3 nelle ultime settimane ha coinvolto circa 30.000 partecipanti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Brasile e in Sud Africa.

Lo stop arriva circa una settimana dopo l’annuncio dell’accordo definitivo della società con la Commissione Europea: accordo nel quale, come ribadito dal ministro della Salute Roberto Speranza, c’è scritto che «le prime dosi, se il vaccino dovesse essere confermato come sicuro, saranno già disponibili entro la fine del 2020». Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia, è stata proprio «l’alleanza con Francia, Germania e Olanda che ha permesso di spingere l’Ue verso una forte accelerazione rispetto alla possibilità di avere un vaccino il prima possibile».

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