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Inps, l’aumento di stipendio di Tridico avviato dal governo M5s-Lega

Il 12 giugno 2019 una nota del ministero del Lavoro guidato da Di Maio fissava già le cifre da elargire al Cda dell’ente previdenziale. Inclusi i 150mila euro al presidente

Ora che la notizia dell’aumento retroattivo dello stipendio di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, ha sollevato il polverone politico, è subito scattata la corsa a dissociarsi da quella decisione, formalizzata il 7 agosto scorso. A cominciare da Luigi Di Maio, ex capo politico del Movimento 5 stelle: «Chiederò chiarimenti nelle prossime ore». Eppure, la decisione di portare il compenso del presidente dell’Inps da 62 a 150mila euro stata presa dal precedente governo, il Conte I formato da Lega e M5s, e dal precedente ministro del Lavoro, Luigi di Maio.

A giugno 2019, Luig Di Maio, in qualità di ministro del Lavoro, avviò l’iter per l’adeguamento dei compensi, legato anche alla riforma della governance di Inps e Inail che aveva l’obiettivo di reintrodurre il consiglio di amministrazione nei due enti, cosa in effetti realizzata alla fine del 2019. Come riferisce La Repubblica, una nota dell’allora capogabinetto di Di Maio, Vito Cozzoli, dimostra il ruolo attivo del ministero del Lavoro. Nella nota, datata 12 giugno 2019 e indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali, figuravano le cifre da elargire al Consiglio di amministrazione dell’Inps: 150 mila euro al presidente, 40 mila per il vice (60mila se con deleghe) e 23 mila euro ai tre consiglieri dei due consigli di amministrazione ancora da nominare.

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La nota – inviata per conoscenza anche al premier Giuseppe Conte, al ministro del Tesoro Giovanni Tria e al Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta – chiedeva una «valutazione definitiva di congruenza degli importi» ai fini «della predisposizione del decreto del ministero del Lavoro» che doveva ratificare le cifre. Decreto che non fu mai firmato, a causa della prematura crisi del governo gialloverde. Si arriva cosi al decreto interministeriale firmato il 7 agosto scorso dalla titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo (5 Stelle), e dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd) che formalizza i nuovi emolumenti con decorrenza «dalla data di nomina».

E qui nasce il problema. Su questa formulazione infatti lo stesso collegio dei sindaci dell’Inps ha chiesto formalmente chiarimenti, perché la legge prevede che i compensi debbano invece partire dalla data di insediamento, che nel caso del nuovo consiglio di amministrazione, del quale fa parte lo stesso Tridico in qualità di presidente, è il 15 aprile scorso.

Tridico sostiene che non c’è mai stato il rischio che il suo aumento potesse decorrere dalla nomina avvenuta il 22 maggio 2019, quindi con effetto retroattivo e col conseguente rimborso di arretrati (circa 100 mila euro), tanto è vero che come ha chiarito la Direzione risorse umane dell’Inps nessun arretrato è stato corrisposto al presidente. Il ministero del Lavoro ha dovuto però diffondere una nota per chiarire che «la determinazione dei compensi si perfeziona al momento dell’insediamento dei cda». E il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha chiesto un «approfondimento» e una «verifica» sull’intera vicenda.

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