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Cashback, per il rimborso del 10% sui pagamenti elettronici serviranno almeno 50 transazioni

L’obiettivo è quello di incentivare l’uso della carta o del bancomat anche per le piccole spese

Saranno necessarie almeno 50 operazioni a semestre con pagamenti in moneta elettronica per ottenere la restituzione del 10% di quanto speso. Questo requisito si aggiunge al tetto di spesa di 3.000 euro all’anno fissato dal governo per il piano cashback con lo scopo di evitare che si possa accedere al rimborso con una o poche operazioni: in questo modo si promuove un uso davvero sistematico della moneta elettronica, incentivando anche le più piccole transazioni come pagare un caffè.

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Il cashback, già inserito nella scorsa legge di Bilancio e poi rinviato al 1° dicembre a causa dell’emergenza coronavirus, prevede un rimborso del 10% sulla spesa effettuata con moneta elettronica. Dal momento che il tetto massimo è stato fissato a 3 mila euro, il rimborso massimo arriverà fino a 300 euro. Inizialmente il piano del governo prevedeva di restituire una percentuale solo rispetto ad alcune specifiche spese, cioè quelle considerate più a rischio evasione. Ma poi questo è stato esteso a qualsiasi pagamento, purché questo venga effettuato di persona, in negozio, evitando l’uso del contante. Sono quindi escluse le spese online, per cui l’uso del contante è già di per sé impossibile.

Come ha evidenziato il Rapporto Ambrosetti della Community-Cashless-Society del 2020 e come riporta Il Sole 24 ore, l’operazione cashback e l’intero «Piano Italia Cashless» – che comprende anche lotteria dello scontrino, tetti più bassi all’uso del contante, incentivi all’utilizzo del Pos, detrazioni fiscali solo se pagate in moneta elettronica e un’esenzione fiscale fino a 8 euro per buoni pasto elettronici – contribuirà, su un orizzonte fino al 2025, a generare «un differenziale di ben 36,8 transazioni pro-capite». Per la Community la riduzione del Tax gap Iva (il differenziale tra quanta Iva lo Stato dovrebbe incassare e quanta in realtà ne incassa ogni anno) e il recupero del sommerso legati all’incremento delle transazioni pro-capite» potrebbero generare «un gettito addizionale per lo Stato» di 4,5 miliardi di euro. E spingere sempre più l’Italia ad avvicinarsi alla media europea dei pagamenti elettronici vorrebbe dire recuperare in misura strutturale 29,5 miliardi di euro di gettito.

Per recuperare il 10% di quanto si è speso in 6 mesi con almeno 50 operazioni e una spesa superiore a 1.500 euro sarà necessario registrarsi sulla App «Io» di PagoPa fornendo, oltre ai dati anagrafici, il codice fiscale e gli estremi delle proprie carte bancomat, di debito o di credito. Per ottenere i rimborsi, invece, sarà necessario attendere le comunicazioni della Consap che già oggi gestisce i servizi assicurativi pubblici e il pagamento di diverse forme di ristoro a cittadini e imprese.

Tutti i dettagli dell’operazione cashback saranno presto definiti nel nuovo regolamento che il Governo dovrà approvare entro fine novembre così da far partire il nuovo strumento dal prossimo 1° dicembre. Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per incentivare fin da subito i pagamenti digitali ha chiesto agli operatori di eliminare le commissioni sui piccoli importi pagati con carta e bancomat. Per combattere l’evasione fiscale il piano cashless del governo comprende diverse iniziative. C’è il Super Cashback, un premio di 3 mila euro per i primi 100 mila cittadini che effettuano il maggior numero di pagamenti con la moneta elettronica in un anno; la lotteria degli scontrini (concorso a premi collegato allo scontrino elettronico); incentivi per chi utilizza il Pos; detrazioni fiscali per le spese effettuate con moneta elettronica e un tetto più basso all’uso del contante.

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